flumini nel mondo

domenica 21 dicembre 2008

Buon Natale con la Corale di Flumini

Diretto da Gabriele Pala si è svolto ieri nella Parrocchia di Santa Maria degli Angeli di Flumini di Quartu lo spettacolo Gloria nei cieli e pace sulla terra. Il racconto della nascita di Gesù Cristo Figlio di Dio, arricchito da effetti e colonne sonore, è stato letto e interpretato dall'attore Roberto Ingrosso.


Nelle foto a destra e sinistra alcuni momenti della rappresentazione


















Qui sopra a sinistra, il direttore della Corale Communion Gabriele Pala con l'interprete del racconto Roberto Ingrosso.

Lo spettacolo ha richiamato un pubblico numeroso che ha ascoltato i brani musicali con attenzione e in alcuni casi con commozione, come ad esempio nella Ninna nanna o nel Dono d'amore, ma anche negli altri canti, tutti eseguiti dal coro con bravura. Un particolare: accompagnava all'organo Stefano Loddo, di appena dodici anni. (foto sopra a destra).

domenica 14 dicembre 2008

Flumini calcio

Flumini ha una squadra di calcio che milita nella seconda categoria. Riporto quasi integralmente la lettera di uno studente, Marco, che mi ha chiesto di pubblicarla nel blog. Mi chiamo Marco, ho quasi 19 anni e gioco nel S.G. Flumini Quartu da quest'anno. Ho sempre giocato in squadre di Cagliari, ma da quest'anno, dovendo affrontare l'università, ho scelto la squadra più vicina a casa mia. L'ambiente è sano, il gioco è divertente. Io mi diverto e sto bene. Ma a Flumini manca un piccolo-grande fattore: IL PUBBLICO. La tribuna del campo di Via dell'Autonomia Regionale Sarda, ingresso da (Traversa Sa Tanca), è molto grande e spaziosa, come si può ben notare dalla strada. Ma è sempre incredibilmente vuota...O meglio, la domenica accoglie al 90% sostenitori delle formazioni avversarie. Se qualcuno che è presente li per noi c'e..beh...quel qualcuno è sicuramente un nostro giocatore infortunato o squalificato che ci sostiene dalla tribuna. Ci piacerebbe, almeno quando giochiamo in casa, trovare un bel numero di persone che fanno il tifo per noi, per vivere una domenica mattina migliore all'insegna dello sport. E' importante per distrarsi, per divertirsi, e per valorizzare in un certo qualmodo il nostro territorio di Flumini. E poi credetemi...per come gira il calcio oggi, può essere molto più soddisfacente guardare una partita dilettantistica che una di serie A. Aprofitto di questo bel sito internet per informare che le nostre partite in casa sono la domenica, con fischio d'inizio ore 11.00. Inoltre sull'informatore dell'Unione sarda, il lunedì, esce sempre l'articolo della nostra partita, e viene scritto anche il turno successivo, cosi tutti possono sapere quando siamo in casa e quando in trasferta. A nome della squadra vi aspettiamo numerosi, abbiamo bisogno di sostenitori che ci incitino e ci diano una mano in più per vincere e salvarci in seconda categoria dopo il faticoso passaggio dalla terza.
Con speranza ed affetto, Marco


La formazione della squadra è la seguente: Melis, Cortis, Cocco (Salis), Orrù, Floris, Marras, Contini (Navarro), Pirisi, Musa, Fanari, Murru.


FORZA FLUMINI!

giovedì 11 dicembre 2008

Serpeddì tra leggenda e realtà

Questa è la visione del monte Serpeddì, in territorio di Burcei, che si può ammirare dalle campagne della pianura che si estende dal mare di Flumini fino a Mara e Sinnai. Sulla cima del monte svettano le antenne di diversi ripetitori.
Le numerose antenne sono disseminate in quell'altura in modo da costituire quasi una foresta di acciaio. (Foto di Renzo Spanu)
Ma nel territorio che dal monte Serpeddì si estende fino ai Sette fratelli, vi sono altre foreste, meno moderne e più suggestive. Per questo motivo sono meta di continue escursioni a piedi, in bicicletta, in fuoristrada.
In queste foreste, tra le rocce, i ruscelli, le grotte, i monumenti naturali costituiti da nuraghi e tombe, chi ha l'opportunità di trovarsi a compiere una escursione subirà il fascino delle antiche storie arrivate sino a noi da un lontano passato.
Secondo la leggenda, Serpeddì ha preso il suo nome dalle streghe ( is serpius) che si sarebbero installate in questo luogo per poter dominare la vallata che si stendeva sotto di esse, ma anche per poter godere di un panorama unico al mondo. Ma qui non abitarono soltanto esseri maligni. C'è un arco naturale che si chiama "dell'angelo" perchè le creature celesti vollero sotto la loro protezione quei boschi sempreverdi. Uniche creature ammesse a vivere su questi picchi furono le aquile, i falchi, gli astori, i colombacci. Terra inaccessibile, questa riservata agli esseri primitivi, ai grandi predatori, agli abitatori della foreta più agili ed astuti. Gli uomini che hanno abitato nei paesi vicini, si sono sempre avventurati in questi luoghi con qualche paura: come se entrare in questa foresta, volesse significare compiere un atto di profanazione. Una convinzione che ha il suo riscontro in un'altra leggenda, forse più conosciuta.


SA PERDA DE SA PIPPIA
( la pietra della bambina)
Agli albori della civiltà, un giorno in cui la tribù di cacciatori si addentrò nel bosco in cerca di cibo, un grande masso si staccò dal monte e seppellì sotto di esso una bambina. Il grande masso è ancora là e, a volte, chi si accosta ad esso, può sentire il lamento della bambina morta, il cui fantasma si aggira senza pace nel punto in cui avvenne la disgrazia. Il masso si chiama " sa perda de sa pippia" ed il lamento si sente per davvero, anche se si tratta semplicemente del vento che, soffiando tra gli anfratti rocciosi, emette dei suoni che fanno venire i brividi!
(Le leggende sono tratte da " I sette fratelli" di Giovanni Sanna)

giovedì 27 novembre 2008

"Incendio nella Cattedrale" a Villasor

Alla presenza delle autorità municipali, Paolo Maccioni sarà a Villasor il 5 dicembre alle ore 18,30, nelle sale del Castello Siviller, per presentare il nuovo romanzo: "Incendio nella Cattedrale".
Con l'accompagnamento musicale di Cinzia Ligas (flauto) e Mario Murgia (vihuela de mano) saranno letti alcuni significativi brani dell'opera, premiata a Torino dall'Associazione Arte Città Amica. L'ingresso è gratuito e l'invito alla manifestazione è rivolto a tutti.

domenica 16 novembre 2008

La leggenda del vitello d'oro

La storia nasce da una simpatica lettera che una anonima lettrice ha inviato al forum del sito http://shardanapopolidelmare.net/
Salve a tutti, è la prima volta che entro in questo forum. Ci sono entrata così, per caso.. cercavo proprio qualche notizia sul nuraghe di Seruci. Ho saputo che domenica, cioè domani ci sarà l'inaugurazione ( voci di corridoio dicono questo!).. Ho letto da qualche parte che è già aperto al pubblico, quindi non so proprio quanto sia vera la storia sull'inaugurazione!Comunque sia.. orribile vedere una gru in mezzo a quel bellissimo nuraghe.. quel pezzo di aggeggio moderno stonava li intorno! (anche se c'è rimasto talmente tanti anni, che stava per diventare pure quello un pezzo archeologico!). Mi ha fatto piacere leggere che a qualcuno piace il "mio" nuraghe! Si, lo sento un pò mio.. in quelle case, che dovrebbero diventare il museo, li viveva mio nonno quand'era piccolo, e spesso ci andavo anche io a mangiare il mio pane cotto nel forno ( che è stato distrutto).. una volta morti i genitori di mio nonno, la casa è stata divisa tra i fratelli e mio nonno si è preso la prima porticina sulla destra. E li andavamo a trascorrere le domeniche.. ricordo ancora le anatre che mi inseguivano! Brutti ricordi! Proprio dietro le case, e di fronte a quell'ammasso di pietre che sono diventate una collina c'era un recinto con i cani da caccia, e si trovava anche qualche recinto per i maiali. Mio nonno mi raccontava sempre che si narrava che proprio dentro al nuraghe (la montagnetta) si trovi un vitello d'oro! Mah.. mi ha sempre affascinato questa storia, e mi piace ancora credere che questo vitello, o agnello che sia, esista veramente! Mi è comunque sempre piaciuto gironzolare per il nuraghe.. c'è sempre stato qualcosa di magico! Ovviamente poi c'è stato preso dal comune, proprio perchè è una zona archeologica, e giustamente deve essere messa a disposizione di tutti, anche se l'hanno sequestrata per dei lunghi anni! Beh io domani andrò a vedere se questa inaugurazione c'è oppure no.. al massimo ci troviamo tutti li e restiamo a guardare incantati quella meraviglia.



sabato 15 novembre 2008

Il gigante di Seruci

(Per arrivarci bisogna percorrere la strada che da Iglesias porta a Carbonia. Si svolta per Portoscuso e dopo pochi chilometri si imbocca una strada sulla sinistra che in meno di un chilometro porta al complesso.)
Il complesso nuragico di Seruci fu scoperto da Ignazio Sanfilippo nel 1879 e venne lungamente studiato da Antonio Taramelli ad iniziare dal 1913. Esteso per oltre sei ettari è formato da un grande nuraghe con una torre centrale, circondata da cinque torri ed è costituito da tre tombe dei giganti e da oltre cento capanne. Una di queste ultime è divisa da un tramezzo interno, elemento assai raro nell'età nuragica. Le capanne, circolari e monocellulari formano
agglomerati divisi da piccole strade che portano alla piazza centrale. Al centro del villaggio si trova la Sala del Gran Consiglio, costruita con grossi muri di trachite. La struttura si eleva di circa 15 metri dal piano di campagna. Intorno a questo nuraghe sono stati trovati resti di fusione, segno evidente che si tratava di un centro dotato di tecnica fusoria, presenti anche negli altri nuraghi d'intorno.
Riporto qui di seguito alcuni significativi brani dell'articolo del giornalista Erminio Ariu, apparso il 20/09/07 sulla Nuova Sardegna dal titolo: Seruci, archeologi al lavoro su un’area di oltre sei ettari.
Un silenzio di oltre tremila anni rotto dal rumore del vento di maestrale che nella valle dei nuraghi di Seruci imperversa curvando alberi e frasche: l’equipe di Vincenzo Santoni e Ginetto Bacco da alcuni mesi sta lavorando con metodo e rigore scientifico per riportare al suo antico splendore il nuraghe di Seruci, il gigantesco manufatto sistemato tra la miniera omonima di carbone e il Golfo del Leone sottostante. In pochi mesi di scavi i ricercatori non sono riusciti ancora a dare una completa mappatura del sito nuragico che ad occhio e croce investe quasi sette ettari dell’altipiano che corre tra Il nuraghe Sa Turrita e Sa Piramide ai confini di Portoscuso. Sugli archeologi grava un lavoro immenso: oltre al nuraghe centrale l’area è disseminata di centinaia di capanne che cominciano a prendere forma con l’intervento dei ricercatori. Già dai primi risultati si può affermare che Seruci è il più vasto complesso nuragico dell’isola. Negli anni ‘80 si sono ripresi i lavori di scavo avviati dal Taramelli e il finanziamento recente ottenuto dall’amministrazione comunale di Gonnesa, consentirà ai ricercatori di dare al nuraghe Seruci la giusta collocazione storica e di stabilire la funzione svolta dalle popolazioni nuragiche della zona. (Leggi l'intero articolo cliccando http://www.archeologiasarda.com )
A causa di una indagine sul furto di alcuni preziosi reperti si era resa necessaria l’apposizione dei sigilli su tutto il cantiere impedendo l’apertura al pubblico del nuraghe prevista per settembre scorso. Tuttavia è di pochi giorni fa la notizia che il pubblico ministero ha emesso il decreto di restituzione dell’area sottoposta a sequestro preventivo. Il sindaco di Gonnesa ha prontamente avviato le procedure per la riapertura del cantiere, invitando l’impresa che sta effettuando alcuni lavori a richiamare al lavoro i dipendenti. È perciò augurabile che l’apertura al pubblico possa avvenire in breve tempo. (Erminio Ariu La Nuova Sardegna 04/11/2008)

venerdì 7 novembre 2008

Ugolino in Sardegna

È opinione diffusa attribuire la costruzione del castello di Acquafredda al celebre nobile pisano Ugolino Della Gherardesca.
Il conte Ugolino della Gherardesca nacque a Pisa, nel 1220 circa e morì a Pisa nel marzo 1289. Si sposò con Elena, figlia naturale frutto dell’unione di re Enzo con una certa Frascha.
In virtù della sua parentela con il re Enzo, nel 1252, Ugolino della Gherardesca ottenne dal suocero il vicariato della Sardegna di cui il suocero era Re per averne ottenuto la nomina dal padre. Re Enzo, infatti, discendeva dalla casata degli Hohenstaufen essendo figlio naturale di Federico II di Svevia e di Adelaide di Urslinghen che si conobbero nel castello di Hagenau, una delle residenze preferite dall'imperatore del Sacro Romano Impero e Re di Sicilia. Il suo vero nome, Heinrich, venne abbreviato in Heinz (lat. Encius, italianizzato in Enzio o, in maniera scorretta, in Enzo. (Notizie tratte da varie fonti)



Enzo fu re del Regno di Torres dal 1241 al 1272. Molto bello e intelligente, sposò per interessi dinastici Adelasia, vedova del giudice di Torres e Gallura, e fu nominato re di Sardegna dal padre. Il papa Gregorio IX, che aveva la giurisdizione dell'Isola, scomunicò per questa nomina il padre Federico II e Re Enzo che gli si oppose. Ebbe come soprannome il Falconetto perchè amava, come il padre, la falconeria, ma aveva anche numerosi interessi culturali. (Notizie tratte da varie fonti)
Nel 1252 quindi, essendo vicario del re Enzo, Ugolino della Gherardesca dovrebbe trovarsi in Sardegna nelle terre a lui assegnate dal suocero nel periodo in cui inizia la costruzione del Castello di Acquafredda. Nel frattempo è verosimile che lui avesse la residenza nel castello di San Guantino ad Iglesias, (ora chiamato Salvaterra).
Non dispongo di notizie sulla permanenza di Ugolino della Gherardesca in Sardegna ( se vi è stata) negli anni che vanno orientativamente dal 1257 al 1270 circa, quando lo ritroviamo in Pisa nelle tormentate vicende che lo portarono alla orribile morte.

giovedì 6 novembre 2008

Dante e il conte Ugolino

Tutti conoscono la storia terribile di Ugolino della Gherardesca: caduto in disgrazia, il conte fu imprigionato con i suoi figli a Pisa nella torre dei Gualani poi chiamata "Torre della Fame" e la chiave della prigione gettata in Arno. I prigionieri morirono per inedia lentamente e tra atroci sofferenze, e prima di morire i figli di Ugolino, secondo l’interpretazione prevalente, lo pregarono di cibarsi delle loro carni. Ugolino muore nel 1288.
La terribile fine del conte deve la sua fama e la sua diffusione esclusivamente a Dante Alighieri, che lo collocò nell'ultimo cerchio dell'Inferno (a metà tra i canti XXXII e XXXIII), tra i traditori.
La terrificante e raccapricciante conclusione fece passare alla storia Ugolino come il conte cannibale. Nel poema, Ugolino afferma che più che il dolor poté il digiuno, e il conte, ormai impazzito e viene spesso rappresentato con le dita delle mani strappate a morsi ("ambo le man per lo dolor mi morsi", Inf XXXIII, 57) per la costernazione.

Studi più recenti, tuttavia, hanno portato gli studiosi a escludere quel tremendo epilogo. Nel 2002 l'antropologo Francesco Mallegni trovò quelli che vennero considerati come i resti di Ugolino e dei suoi familiari. Le analisi del DNA delle ossa evidenziarono che si trattava di cinque individui di tre generazioni della stessa famiglia (padre, figli e nipoti). Il paleodietologo che seguì la ricerca non crede ci sia stato alcun cannibalismo: le analisi delle costole del presunto scheletro di Ugolino hanno rivelato tracce di magnesio ma non di zinco, che sarebbe invece evidente nel caso in cui avesse consumato carne nelle settimane prima del decesso. Risulterebbe abbastanza evidente, invece, l'inedia di cui hanno sofferto le vittime prima della morte: Ugolino era un uomo molto anziano ed era quasi senza denti quando fu imprigionato, il che rende ancor più improbabile che sia sopravvissuto agli altri e abbia potuto cibarsene in cattività.

mercoledì 5 novembre 2008

Il castello di Acquafredda

Il parco del Castello di Acquafredda, comprendente la pineta attorno alla collina che si eleva maestosa, baluardo visibile da tutto il circondario, sulla cui cima sono i ruderi del poderoso castello, è gestito dalla cooperativa Antarias che propone escursioni anche con guida gratuita (almeno sei persone), della durata di un'ora andata e ritorno (un'ora e mezzo se con guida). Il costo del biglietto d'ingresso per accedere ai sentieri che si inerpicano nel colle fino alla scoperta del castello è di € 4,00 ( € 3,50 per bambini da 3 a 16 anni) e si acquistano ai piedi della collina dove vi è un punto ristoro attrezzato aperto tutto l'anno.
Il Castello di Acquafredda dista 4 Km dal centro abitato di Siliqua e si innalza su di un colle per un altezza di 256 metri rispetto al livello del mare. La sua costruzione è attribuita al celebre nobile pisano Ugolino Della Gherardesca, conte di Donoratico, sin dal 1257 in cui divenne Signore della parte sud - occidentale della Sardegna. Il castello di Acquafredda controllava l’accesso alla città mineraria, ricca di giacimenti di argento,zinco e piombo, fonte di inesauribile di ricchezza per Pisa.

Caduto in disgrazia, il conte fu imprigionato a Pisa nella torre dei Gualani poi chiamata "Torre della Fame" dove muore nel 1288. Le vicende del conte Ugolino sono divenute illustri grazie ai versi di Dante Alighieri nella Divina Commedia: “La bocca sollevò dal fiero pasto quel peccator…”che possiamo trovare nel XXXIII° canto della Cantica dell’Inferno. Dall’alto del Castello si gode un magnifico panorama della valle del Cixerri e degli stagni di Cagliari e del mare, della Marmilla e dell’iglesiente.

Per prenotazioni e informazioni sulle modalità delle escursioni: Società cooperativa Antarias - via G.Pascoli n° 25 Siliqua (CA) tel. 3491564023 (Matteo) 3497428014 (Mosè) Email: antarias@tiscali.it il sito web: http://www.castellodiacquafredda.it/

lunedì 3 novembre 2008

Incendio nella Cattedrale

Si sono svolte, a distanza di poche settimane, due presentazioni del romanzo di Paolo Maccioni. Di seguito riportiamo alcune immagini che si riferiscono alle due manifestazioni.

Quartu S.Elena 31 ottobre, sala Michelangelo Pira
( Paolo Maccioni apre la serata)

( L'assessore alla cultura Antonio Pani si congratula con l'autore del libro)


( Maria Lebròn e Roberto Ingrosso interpretano poesie spagnole classiche)

(Applausi del pubblico alla fine della serata)


Sabato 17 Ottobre, libreria Piazza Repubblica Libri, di Zurru

( Pubblico attento alla lettura e alla musica)
( Paolo Maccioni introduce il romanzo)
( Presente anche l'omonimo dell'autore, autore a sua volta)

giovedì 30 ottobre 2008

A Quartu l'Incendio e la Poesia

Con il patrocinio del Comune di Quartu S.Elena, nella sala Michelangelo Pira, in via Brigata Sassari, venerdì 31 ottobre, prosa e poesia saranno protagoniste della serata.
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Alle ore 18,30 inizierà Paolo Maccioni con la presentazione del suo ultimo libro Incendio nella Cattedrale.
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Seguirà il recital di poesie spagnole e ispano americane interpretate da Maria Trinidad Frias Lebron e da Roberto Ingrosso.
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Il tutto sarà accompagnato da piacevoli musiche.
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lunedì 27 ottobre 2008

Scaut di Flumini


Transitando nella via dell'Autonomia della Sardegna a Flumini, può capitare di osservare ai bordi della strada, un campo sul quale sono radunati gruppi di ragazzi intorno ad una bandiera, guidati da capi che li inquadrano in file ordinate o li raccolgono in conciliaboli misteriosi.

Si tratta degli Scaut Raider Sardi , di cui riproduciamo lo stemma qui a fianco. Sono guidati dall' infaticabile Geremia (così chiamato in gergo, perché tutti hanno un loro nomignolo e questo è quello che corrisponde a Salvatore Massidda, che abitualmente esercita la professione di Consulente del Lavoro e, nelle ore libere - ma può essere anche il contrario - quella di capo indiscusso degli scaut sardi). I ragazzi si esercitano alle regole che li porterà, nel gioco e nella spensieratezza, alla maturità, dopo aver imparato alcuni principi fondamentali comuni allo scauterismo di tutto il mondo ispirati alla genuinità della vita naturale.

La sezione di Flumini conta quasi 150 adesioni e si regge sul lavoro continuo e operoso di appassionati volontari per lo più usciti dalle fila degli scaut, dopo le esperienze giovanili nelle varie branche in cui si suddividono i gruppi.

Le attività sono diverse, ad esempio sabato 25 e domenica 26 ottobre alcuni gruppi di loro hanno partecipato all'iniziativa del Comune di Quartu S.Elena " Monumenti all'aperto" facendo servizio presso la Torre di Foxi e nel parco della chiesetta di S.Andrea, e tutte sono indirizzate al rispetto del prossimo, alla lealtà, ad uno stile di vita improntato alla franchezza, alla generosità, all'amore incondizionato per la libertà.

Sede Centrale Via Abruzzi n° 37 - 09122 - Cagliari tel. 070 280300 email: geremia@raiderismo.it Sezione di Flumini di Quartu Sant'Elena Via dell'Autonomia Regionale Sarda n° 65 09045 Quartu S.Elena http://www.scautdiflumini.it/

sabato 11 ottobre 2008

Sadali cerca il cielo




Sadali è pronta a manifestazioni sportive di estrema modernità come il parapendio. Informazioni al seguente indirizzo fe.pili@tiscali.it



Arrivano le mongolfiere...

la folla osserva incuriosita...

si stendono i teli...
si prova a bruciare il gas...
si gonfiano i palloni...
si vola!
Emozioni... Sadali è anche questo.
La manifestazione di volo con mongolfiere si è svolta domenica 5 ottobre in occasione dei festeggiamenti per san Valentino. Notizie su Sadali, sui festeggiamenti ed altro sul sito http://www.sadali.com/

venerdì 10 ottobre 2008

Sadali: la leggenda della grotta Is Janas

La grotta era da tempo immemorabile la dimora fissa di tre janas, mezze fate e mezze streghe, rispettate e temute dagli abitanti della zona. Esse amavano la buona cucina e dedicavano molto tempo alla preparazione di manicaretti e pasticcini.
Un giorno decisero di fare molte frittelle e, di buona lena, iniziarono a prepararle; così, friggendo e mangiando, non si resero conto che il tempo passava e che era giunto il periodo della quaresima.
Un frate che da Sadali attraversava il bosco per andare a predicare a Seulo, fu attratto dal profumo delle frittelle, raggiunse l’ingresso della grotta vi entrò e arrivo nella sala in cui le Janas erano intente a cucinare.
Adirato perché non si preparavano spiritualmente ai riti liturgici e non rispettavano il digiuno quaresimale, le rimproverò aspramente, ottenendo però l’effetto contrario. Infatti le Janas, anziché pentirsi per il loro operato, aggredirono il religioso, lo bastonarono ben bene e, convinte di farla franca lo impiccarono.
Non avevano però ancora fatto in tempo a rimettersi a friggere che l’inesorabile giustizia di Dio si abbatté sul loro capo, punendole in modo singolare.
Furono infatti pietrificate, unitamente ai loro utensili (macina, forno, padelle), alle provviste ed e al cadavere del povero religioso che pende ancora dal soffitto come una grossa stalattite...

www.grottesadali.it/

San Valentino di Sadali

Sadali è l’unico paese in Sardegna e tra i pochi in Italia ad avere come Patrono della Parrocchia san Valentino Martire, uno dei primi vescovi della diocesi di Terni che, durante un soggiorno romano, regnante l’imperatore Aureliano, fu imprigionato, decapitato il 14 febbraio del 273 e sepolto al LXIII miglio della Via Flaminia. A Roma il 15 febbraio si svolgevano i festeggiamenti in onore di Pane, Fauno e Luperco, con riti di purificazione dei campi e di fecondità: questi riti, essendo divenuti troppo orridi e licenziosi, furono definitivamente soppressi nel 494, e sostituiti con la memoria di san Valentino del 14 febbraio, attribuendo al vescovo martire di Terni il patrocinio degli innamorati indirizzati al matrimonio e ad un’unione allietata da figli. Da questa attribuzione nacque la leggenda secondo cui san Valentino regalava delle rose ai fidanzati per augurare loro un’unione felice.
Le origini del culto di san Valentino a Sadali sono avvolte nella leggenda. Il mito di fondazione racconta che un vecchio di Nurallao, che girava per vari paesi recando una piccola statua di san Valentino, sostò a Sadali presso una cascata per riposare; al momento di riprendere il suo cammino, non riuscì a spostare la statua, che da allora è custodita e venerata nella chiesa che i sadalesi edificarono in onore di san Valentino. Sotto il presbiterio è stata rinvenuta una fornace romana completamente intatta del IV secolo: l’importante scoperta archeologica quasi quotidianamente richiama a Sadali scolaresche e visitatori.
All'interno, è di notevole interesse storico-architettonico la cappella dell’Assunta, fatta edificare da Don Salvatore Locci (1644-post 1714), il sadalese più famoso, appartenente ad una importante famiglia le cui vicende si intrecciano con la storia della Sardegna, a cui si deve anche la costruzione dell' antico mulino.
A fare da cornice ai festeggiamenti di Sadali per il santo sono il lavoro dei suoi artigiani, le specialità enogastronomiche (vedi sotto), i monumenti naturali (la cascata di san Valentino e di Su Stampu ‘e su Turnu, le grotte Is Janas e Sa Ucca manna), le foreste secolari.

I Culurgionis.

Sono un piatto tipico costituto da ingredienti semplici: una sfoglia di farina di grano rigorosamente duro e un ripieno composto di patate, e a seconda della stagione formaggio pecorino od ovino fresco opportunamente lavorato, menta, pepe, formaggio salamoiato. Il ripieno è racchiuso in piccole sfoglie di pasta creando dei piccoli ed eleganti fagottini che hanno la forma a mezza luna, chiusi a forma di spiga di grano “ a spighitta”, da veloci e precisi movimenti delle dita, senza’ l’ausilio di nessun attrezzo.