flumini nel mondo

lunedì 8 aprile 2013

Tracce di Sardegna a Berlino

Berlino aprile 2013

Pur avvolta in un gelo invernale Berlino offre ai suoi visitatori le sue preziosità  salvate a stento dallo sfacelo dell’ultima guerra e quelle nuove che ha prodotto nella sua ricostruzione  tuttora in atto.  Trascuriamo la retorica dell’efficienza tedesca (che però è assolutamente vera) e immaginiamo il verde, che ancora stenta a dipingere il panorama, e l’acqua che impreziosirà le fontane, per il momento aride e mute. Ci accontentiamo di quella che scorre nello Sprea solcato da battelli semivuoti  che lo percorrono in lungo e in largo. E dopo aver visitato gli immancabili gioielli: Alexanderplatz,  il Duomo, i Musei, il Reichstag,, la statua della vittoria, la porta di Brandeburgo, la torre della televisione, Postdamerplatz e molti altri ancora, ci apprestiamo a vedere quello che resta del famoso “ Muro”  immersi in una atmosfera carica di ricordi non belli, che  rievocano la terribile storia vissuta, anche dalle ultime generazioni, nell'abbondanza di romanzi, di film, di commemorazioni. E qui, in mezzo a tante tragiche visioni,  abbiamo una sorpresa lieta che ci riempie di gioia: un lembo di Sardegna che si offre all'attenzione dei visitatori e che mostra la bandiera del quattro mori agli occhi di milioni di persone che arrivano da tutte le parti del mondo. Una testimonianza che ci inorgoglisce.




Naturalmente il meno che potessimo fare è stato di ricercare l’autore. L’abbiamo trovato. Gli affreschi sono di un sardo di Furtei: 
Fulvio Pinna
Si chiama Fulvio Pinna e quello che segue è l’indirizzo del suo atelier con i numeri telefonici e il link del suo sito internet.

 Fulvio Pinna
Eislebener str. 3
10789 berlin-charlottenburg

telefon +49 (0)30 21002414
mobil:    +49 (0)151 18651230
               +39 320 6933488




Galleria fotografica di Berlino:
La torre della televisione

L'orologio internazionale ( Alexanderplatz)

Il vecchio municipio rosso (dal colore dei muri)

Il Duomo

Il fiume Sprea

Il Reichstag, sede del parlamento tedesco

La porta di Brandeburgo

Il Mausoleo



Altre fotografie nel sito www.maccionipaolo.blogspot.com


mercoledì 27 marzo 2013

Fra Antonio Maria da Esterzili e i riti Pasquali



Si è svolta nella giornata di martedì 26 marzo 2013 la manifestazione riportata nella locandina precedente. In tale occasione il Professor Francesco Casula ha rievocato la figura del frate di Esterzili, da considerarsi il precursore del teatro sacro dell'intera Sardegna, ma  che è stato ignorato da tutta la cultura isolana per oltre   tre secoli, anche perché  la sua figura e la sua opera furono volutamente  occultate in seguito e a causa di una  ignobile colpa a lui imputata.  (E' facile immaginare quale colpa definita ignobile possa essere attribuita ad un frate) 
Successivamente il dottor Giulio Solinas si è soffermato sulla  produzione letteraria di fra Antonio Maria mettendo in risalto il carattere innovativo delle sue rime.
Al termine Mario Murgia e Mariuccia Murgia hanno cantato alcune strofe di canti popolari tradizionali che vengono eseguiti in occasione delle celebrazione dei riti pasquali, del venerdì santo e anche in altre occasioni.





venerdì 22 marzo 2013

ARCHEOLOGIA A FLUMINI


Il presente articolo è stato tratto dal blog Zigantes de Pedra ( facilmente reperibile con google).

Costanza di Leio, " La vita apparecchiata"


venerdì 15 marzo 2013

Professor Giovanni Lilliu, padre della archeologia sarda


Si è svolta a Flumini nella biblioteca comunale, il giorno 14 marzo 2013, la rievocazione del Professor Giovanni Lilliu, fatta dal professor Francesco Casula. Dopo una breve introduzione di Paolo Maccioni, il professor Francesco Casula ha illustrato le caratteristiche peculiari dell'uomo e dell'archeologo scomparso di recente mettendone in risalto, oltre la vasta competenza scientifica anche le grandi doti umane. 
Dopo la  conferenza del professor Casula, il dottor Giulio Solinas ha recitato una sua poesia in lingua sarda a lui dedicata, con l'ausilio di Enrica Boy, che ne ha letto la traduzione in italiano, 

Il complesso nuragico di Barumini, fortemente voluto da Lilliu
Qui di seguito la breve introduzione di Paolo Maccioni.
Gentili signore e signori grazie della vostra partecipazione. Oggi il professor Casula ci parlerà di un uomo che a buon diritto può considerarsi tra i grandi della storia della Sardegna. Il professor Lilliu è ritenuto da tutti il padre della archeologia nuragica ed è sicuramente colui che ha dato il maggiore impulso allo studio e alla  conoscenza  di quei monumenti  esclusivamente sardi che sono i nuraghi.  Ma di tutto questo vi parlerà tra poco il professor Casula molto meglio di quanto potrei fare io e, soprattutto, con molta maggiore competenza.
Da parte mia desidero solamente fare una considerazione che è insieme un auspicio. Voglio cioè precisare un concetto che mi fa considerare il professor Lilliu come un precursore di un turismo possibile. Un personaggio che sarà ricordato negli anni a venire non solo per le sue conoscenze specifiche ma anche per avere aperto una strada allo sviluppo di un certo tipo di turismo in Sardegna.  Io considero, infatti, che il turismo in Sardegna si evolverà quando noi sardi capiremo  che oltre alle bellezze del territorio abbiamo da vendere una ricchezza culturale immensa. Vi sono monumenti unici al mondo, che nessuno in nessun’altra parte del globo possiede. E questi monumenti sono  molti, e in buona parte sono ancora assolutamente integri, utilizzabili, studiabili, analizzabili. Verrà un giorno in cui la Sardegna sarà invasa da schiere di turisti e studiosi che vorranno venire a vedere da vicino questi monumenti. Quando arriverà quel giorno e io sono certo che arriverà anche se non sarò qui a goderne lo spettacolo, il nome di Francesco Lilliu sarà conosciuto da tutti come lo scopritore e il valorizzatore di questo immenso patrimonio che oggi la Sardegna sa di avere ma ancora non sa usarlo.  E quando quel giorno arriverà, anche se non sarà come l’amico Carlo Corda vorrebbe, e cioè con tutte le migliaia di nuraghi presenti sul nostro suolo, illuminati la notte, in modo che, chi sorvoli la Sardegna la veda costellata da un capo all’altro di luci, come splendide stelle in un cielo terreno,  anche se non sarà così, quel giorno la Sardegna potrà forse ricongiungersi con la sua antica origine nuragica e riprendere il  percorso virtuoso della sua storia millenaria troppe volte violentato. 
Paolo Maccioni

venerdì 8 marzo 2013

"Sardo sono" di Giacomo Mameli


"Sardo sono"di Giacomo Mameli
Itamicontas
Biblioteca di Flumini
Via mar Ligure, 3
Giovedì 7 marzo 2013, ore 17,30
Presenta : Professor Francesco Casula
Introduce Paolo Maccioni





Da sinistra: il professor Francesco Casula, l'autore del libro il giornalista Giacomo Mameli, il  dottor Giulio Solinas 


“Sardo Sono” di Giacomo Mameli ( Introduzione di Paolo Maccioni)
Signore e signori grazie della vostra presenza  e, come sempre, ringraziamo chi ci ospita e ci aiuta con tutti i mezzi, molto pochi, che ha a disposizione.
Rubo qualche minuto al Professor Casula che ci presenterà Giacomo Mameli e il suo libro “ Sardo Sono” per dire poche cose.
 L’argomento e l’autore di oggi sono molto stimolanti. Si parla infatti della Sardegna, di noi, delle cose che ci riguardano tutti molto da vicino. E il suo autore è un illustre giornalista che scrive, legge e parla della Sardegna con  amore e con il desiderio di vederla diventare una regione o, comunque, uno spazio nell’ universo, che possa competere senza  sensi di inferiorità con tutte le altre regioni non solo d’Italia ma del mondo intero.
E il motivo è molto semplice: lo dicono abbondantemente le pagine del suo libro, perché in Sardegna ci sono ” eccellenze”  in tutti i campi della attività umana che non hanno da invidiare nulla a nessuno, anzi, in certi casi possono insegnare agli altri.
Ma Giacomo Mameli, non si limita a esprimere una sua opinione, ma ha ricercato esempi pratici che dimostrano quello che pensa, e così ne viene fuori un libro che è un condensato di storie di personaggi che hanno  in comune alcune prerogative: la serietà delle loro azioni,  la convinzione di raggiungere gli obbiettivi che si sono proposti, la costanza nel perseverare nelle cose in cui credono.
Talvolta, è vero, la fortuna gioca il suo ruolo nell'esistenza di questi personaggi, ma ciò fa parte della nostra vita quotidiana, quella stessa vita che a qualcuno di noi consente di trovarsi al momento giusto nel posto giusto.
Il libro diventa così  una miniera di notizie su persone e situazioni che sono descritte con semplicità  e  scioltezza di linguaggio per cui  le singole storie diventano capitoli di un romanzo d’assieme  che si fa leggere con molta facilità anche da chi non è aduso interessarsi a problemi economico- sociali.
Alla fine del libro vi sono alcune biografie estremamente interessanti di uomini e donne che si sono imposti, con il loro ingegno, all'attenzione generale, seguite da indici precisi e completi di tutte le persone citate nel libro nonché dei luoghi interessati dalle singole storie.
Vi è inoltre, all'inizio  una prefazione dell’autore in cui è detto, cito le parole sentite pronunciare da lui stesso, che il novanta per cento del contenuto del libro è pervaso da un sentimento positivo e solo per due righe da quello negativo, e questo pessimismo è rappresentato dalla sfiducia verso coloro che sono responsabili dello stato in cui versa la Sardegna.
Per concludere, e prima di cedere la parola al professor Casula, voglio ringraziare sentitamente Giacomo Mameli per essere intervenuto qui a Flumini, una frazione di Quartu abbandonata a se stessa, che, per la prima volta nella sua storia può permettersi di ospitare un giornalista della sua meritata fama.
Grazie a tutti.

mercoledì 6 marzo 2013

Piazza Attilio Maccioni Quartucciu





Da  "L'Unione Sarda" del 5 marzo 2013:
In tant:i non lo hanno mai dimenticato. Attilio Maccioni, medico condotto e pediatra di Quartucciu per tanti anni, è rimasto nel cuore di quelli che erano i suoi piccoli pazienti e che, anche grazie alle sue cure, adesso sono diventati grandi, hanno costruito una famiglia e magari hanno anche schiere di nipoti e pronipoti. A quel medico, così gentile, il Comune, su richiesta dei Lions, ha deciso di intitolare una piazza. La scelta è ricaduta sullo spazio tra le vie Barbagia e Mogoro.  “Dopo la richiesta dei Lions”, spiega il sindaco Lalla Pulga, abbiamo seguìto tutto l’iter burocratico, chiedendo il nulla osta  alla prefettura. Nei giorni scorsi abbiamo avuto l’autorizzazione e così possiamo procedere all’intitolazione». Attilio Maccioni fu medico a Quartucciu dal 1937. Ha pubblicato studi  in diverse riviste scientifiche ed è stato anche un indimenticato poeta. Qualche tempo fa i figli, gli hanno dedicato una serata ricordo a Flumini, Quartu, alla quale avevano partecipato numerosi studiosi epoeti. (g. dcr.)