( recensione per Abel Book)
giovedì 1 novembre 2012
Maurizio Pompei: Noir come nero
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recensioni
Ubicazione:
Flumini, 09045 Quartu Sant'elena CA, Italia
giovedì 25 ottobre 2012
S.Antioco e la nostra cultura
Barche da turismo, da pesca, piccole, grandi, colorate, e la città adagiata sulla collina, racchiusa in un pugno e piena di promesse che declina fino al mare di un forte blu, pronto a cangiarsi in mille sfumature di colori. Mare ovunque ti volgi. Acque docili, a portata d'uomo e delle sue attività. Mare casalingo, mare amico, dispensatore di vita e di ricchezza, è un mare che non incute alcun timore anche se è lo stesso da cui i nemici arrivavano ad assaltare gli inermi villaggi per depredarli di tutti i loro averi.
| Il porto di S.Antioco |
| Barche di pescatori |
| Le boe di plastica usate per la coltivazione dei mitili, bianche come gusci di sale. |
Dove trovare una località che la superi in bellezza? S.Antioco, con Calasetta Portoscuso e Carloforte costituiscono un comprensorio incredibile e fantastico che non ha eguali in tutto il mondo. In questa porzione di paradiso, ricchi pensionati alla infaticabile ricerca di bellezza, quiete, sano divertimento e ricca e generosa gastronomia, potrebbero trovare appagamento alle loro labili necessità e vivacizzarla con la loro presenza per tutto l'anno e non solo nella stagione estiva.
| Lungomare di S,Antioco |
C'è da chiedersi perché il turismo post-estivo non decolla e dobbiamo vedere i barconi turistici ancorati al porto senza clienti, anche in giornate tiepide e assolate, quando invece in località altrettanto belle, come Malta, Cipro, la Costa Azzurra, Capri. e tante altre, ma non con le attrattive di questi luoghi, è sufficiente promettere un raggio di sole per vederle animate da un turismo che non conosce soste.
| Altra veduta dello splendido lungomare di S.Antioco |
E allora cosa non funziona da noi? Siamo noi sardi che non sappiamo attirare il turismo? Se è così andiamo a scuola e impariamo da chi ne sa più di noi. Vediamo come fanno altrove e dimostriamo di essere capaci di realizzare le nostre fortune non solo quando andiamo fuori dove ci facciamo sempre apprezzare, ma anche e soprattutto a casa nostra.
Facciamoci rappresentanti della nostra ricchezza, non solo quella naturale ma anche quella storica che non è solo quella di un popolo vinto ma è invece anche quella felice dei nostri padri nuragici, quella di un popolo di intrepidi navigatori e abili costruttori di monumenti che hanno sfidato il tempo e di artisti che hanno lasciato orme preziose di bronzo e di ossidiana, e andiamo a venderla.
| Vendiamo la nostra cultura |
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Ubicazione:
Sant'antioco CI, Italia
domenica 21 ottobre 2012
Costanza di Leio: Lontano nel tempo
ITAMICONTAS
Flumini di Quartu, nei locali della Biblioteca comunale, in via mar Ligure, presso la scuola, giovedì 25 ottobre 2012 alle ore 17,30 presentazione del romanzo di Costanza di Leio
Lontano nel tempo.
Relatore Paolo Maccioni.
Lettura: Enrica Boy.
Alla chitarra Giampaolo Farris.
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Ubicazione:
Flumini, 09045 Quartu Sant'elena CA, Italia
sabato 13 ottobre 2012
Serata in ricordo di Attilio Maccioni: l’uomo, il medico, il poeta.
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| Da sinistra: Cinzia Ligs, Mario Murgia, Paolo Maccioni, Isabella Maccioni, Enrica Boy. |
Martedì 9 ottobre, alle 18, nella sala “Pippo Orrù” dell’Ordine dei medici - via dei Carroz 14 –
Partecipano alla manifestazione: Paolo Maccioni, Enrica Boy, Isabella Maccioni (presentazione e lettura
delle poesie), Mario Murgia (vihuela de mano) e Cinzia Ligas (flauto dolce).
(dal sito http//www.sardinews.it)
![]() |
| il pubblico presente |
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Ubicazione:
Via Carroz Cagliari, Italia
venerdì 12 ottobre 2012
Sardo Luce degli Dei a Flumini
Flumini 11/10/2012 Presentazione di Paolo Maccioni per ITAMICONTAS
L’autore è Vittorio
Melis è nato all’Asmara, Eritrea. Ha una
impostazione scientifica, derivatagli
non solo dagli studi fatti, è laureato in Fisica sperimentale, ma anche dalle
esperienze di lavoro soprattutto nel settore informatico.
La sua impostazione potrebbe sembrare quasi inconciliabile con
quella di autore di romanzi, comunemente intesi, per i quali è normalmente
richiesta una buona dose di fantasia. Invece Vittorio Melis ha non solo
realizzato questo romanzo, per il quale ha ricevuto anche dei riconoscimenti
prestigiosi, ma ha scritto e scrive
anche diverse altre cose segno che
l’arte dello scrivere gli appartiene allo stesso modo in cui gli appartiene la
nozione scientifica dell’universo.
E infatti, in
questo romanzo i due aspetti sono entrambi presenti.
L’aspetto scientifico fa da substrato su cui si imperniano le
vicende narrate nel libro. Nelle prime pagine ma anche in tutto il romanzo vi
sono annotazioni che richiamano la realtà storica dei luoghi, delle persone e
degli avvenimenti, in cui si narra di un
condottiero leggendario che è rapportabile al nostro “Sardus Pater” che, in un determinato periodo
della storia del nostro mondo, è stato
il re dei Sardi. E nel libro sono
raccontate le sue gesta con toni epici, quasi omerici. Per darvi una idea vi leggo poche righe:
"I PRIMI RAGGI DI LUCE CREAVANO UN ALONE PALLIDO NEL CIELO GRIGIO SCURO SU CUI SPLENDEVANO ANCORA ALCUNE STELLE, QUANDO ALL'IMPROVVISO CESSO' IL VENTO CHE AVEVA SOFFIATO FURIOSAMENTE TUTTA LA NOTTE E GLI UCCELLI NOTTURNI SMISERO DI LANCIARE I LORO STRIDULI LAMENTI. E NEL PROFONDO SILENZIO DELLA IMMINENTE ALBA RISUONO' LO SCALPITIO DEGLI ZOCCOLI DEI CAVALLI DI UN DRAPPELLO E IL CIGOLIO DELLE RUOTE DI UN CARRO CHE PROCEDEVA LENTAMENTE SUL SELCIATO."
(pag.43 capitolo 3).
Questo condottiero realizzò imprese favolose, liberando la
Sardegna dalla piaga delle invasioni barbaresche e portando le sue genti a
navigare per tutto il mare mediterraneo arrivando a toccare terre allora
sconosciute, dove ancora oggi vi sarebbero segni del suo passaggio, per
intraprendere commerci con quelle genti lontane.
Come ho detto, la storia vera, quella scritta sui testi è ben
presente nello sviluppo delle azioni descritte nel libro, che perciò, per certi
versi, potrebbe anche definirsi un
romanzo storico.
Al di la delle definizioni che si vogliono dare al libro una
cosa è indubbia: chi legge quelle
avventure, quelle imprese, la storia raccontata, è pervaso da un senso di orgoglio nel pensare che si tratta
dei nostri lontani avi, quelli dai quali, noi sardi discendiamo. Parliamo di una razza che un tempo era padrona
di sé stessa e degli altri, che era libera e che aveva la possibilità di
manifestare le proprie capacità senza essere legata e imprigionata in gioghi come
quelli che poi la Sardegna ha dovuto sopportare e purtroppo ancora oggi
sopporta, oppressa da una tirannide che ha costretto i suoi abitanti per tanto
tempo a sentirsi umiliati e vinti, spegnendo in loro quella creatività e quella
autostima indispensabile per rendere le cose più semplici e facili.
Detto questo cedo la parola all’amico Vittorio. Grazie e buon
ascolto
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Ubicazione:
Flumini, 09045 Quartu Sant'Elena CA, Italia
mercoledì 10 ottobre 2012
Flumini dipinge
La signora Meloni Antonia è l'autrice dei quadri che che abbiamo fotografato con il permesso delle figlie che gestiscono il Caffè Royal, caffetteria, pasticceria, gelateria e paninoteca, ubicato in via Leonardo da Vinci, 219, accanto alla vecchia casa cantoniera. Non deve meravigliare se ha trovato questo ingegnoso modo di esporre i suoi quadri al pubblico. A Flumini infatti non esiste alcuna sala disponibile a quello scopo. Il comune pare dimenticarsi che vi è una popolazione numerosa costituita da bambini, giovani, anziani e vecchi che avrebbero piacere, necessità e anche diritto a disporre di una adeguata struttura dove impiegare il loro tempo libero come d'altronde c'era fino a qualche anno fa. Ma è stato eliminato perché l'affitto dei locali era troppo alto e la popolazione di Flumini, evidentemente, non merita una sezione del Centro Sociale come vi è dappertutto.
La signora Meloni, tuttavia, come vedete si arrangia anche in mancanza di locali idonei e pertanto merita un elogio particolare non solo per la sua bravura ma anche per il suo spirito di intraprendenza.
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Ubicazione:
Flumini, 09045 Quartu Sant'Elena CA, Italia
lunedì 1 ottobre 2012
La rivincita di Marrubiu, paese dell'ossidiana
Marrubiu
L’origine di Marrubiu va ricerca nell’antica Zuradile di cui
rimane il ricordo nella chiesa campestre
di Santa Maria Zuarbara o Zuradili. La piccola chiesa, costruita nel XVII
secolo d.C. insieme al villaggio omonimo, è stata ricostruita nei primi decenni
del secolo scorso e inaugurata nel 1938, quando ritornò ad essere la sede dei
festeggiamenti della Madonna di Zuradili, molto sentita dagli abitanti del
paese. (Wikipedia)
| Santa Maria di Zuradili ai piedi del Monte Arci |
L’ antichissima comunità di Zuradile fu cancellata da calamità naturali, dalle invasioni
barbaresche e dalla peste del 1650, ma alcuni personaggi come Antioco
Caboni e Battista Ariu, con orgogliosa determinazione salvarono la comunità trasferendo i pochi
nuclei superstiti nell'attuale Marrubiu.
Splendidamente posta tra il monte Arci e la laguna, Marrubiu era destinata a crescere e prosperare, ma ebbe l’ultimo definitivo
colpo nella bonifica che fece nascere Arborea e che limitò l’accesso al mare ai suoi abitanti snaturando la loro naturale vocazione marinara e privandoli quindi di una importante possibilità
di sviluppo.
Oggi Marrubiu si ribella al rango di comunità secondaria,
rivendica le sue origini, crea un museo etnografico che ripercorre la sua storia
e mette in rilievo alcuni suoi siti naturali che sono di estremo interesse.
Le foto pubblicate illustrano alcuni aspetti presenti nel museo aperto il 21 aprile di questo anno.
Museo
Il museo è ubicato nella località " Is Bangius", facilmente raggiungibile deviando dalla SS 131 all'altezza del secondo svincolo per Marrubiu. Si raggiunge, dopo qualche curva la vecchia strada Carlo Felice e subito si trova il cartello che indica la località "Is Bangius". Dopo un chilometro circa si arriva al museo dotato di ampio parcheggio e di servizi.
| Ingrresso del museo articolato su due piani |
| Una serie di costumi dell'epoca |
| arredamento antico |
| antica cassapanca |
| bocicletta artigianale |
| stemma della famiglia Borro |
Ossidiana e altre pietre
Ma ciò che rende peculiare ed esclusivo questo museo e lo rende differente dagli altri musei etnologici presenti un po' dovunque in tutta la Sardegna è il padiglione riservato alla lavorazione dell'ossidiana e la raccolta delle pietre.| lavori in ossidiana di Costanzo Niola |
| lavori in ossidiana di Costanzo Niola |
Scrive Costanzo Niola, in una pergamena illustrativa del suo lavoro:
"La terra è una buona donatrice; dovunque noi andiamo
possiamo ammirare il grande miracolo della natura.
Il sole, il mare e i venti, durante tutto l’arco dei secoli,
trasformano, intagliando le rocce e le pietre dando loro forme bellissime.
Pare che una mano invisibile abbia voluto lasciare il segno
di tanta bravura , visi severi fanno da guardia alla nostra isola, forme di
animali perfetti nella loro maestosità.
Ammirandoli sembra di rivedere i tempi remoti, quando tutto
era più naturale e più armonioso.
È bellissimo andare in giro per le campagne e le montagne,
nel grande silenzio ammiriamo tutta la loro bellezza, dai lavori più vari e
dalle forme perfette.
Figure grandiose che si ergono improvvise e che appaiono ai
nostri occhi come un grande miracolo."
| Figura di cane ( pietra naturale) |
| pietre di Costanzo Niola |
| incredibile somiglianza della pietra naturale al mitologico personaggio |
Sa Pedra de Luxia
| Sa pedra de Luxia o Trebina Longa |
Dice Piero Martis nel
suo libro: Sa Pedra De Luxia, edito dalla Editrice Democratica Sarda nel 2010:
Sa Pedra de Luxia, costruita dalla furia del
vulcano in milioni di anni, era per i nostri antenati la sorgente della luce. Dalla
notte dei tempi, tra il 20 e il 22 agosto, prima di affacciarsi in tutto il suo
splendore sull’ampio golfo dell’oristanese, il cerchio solare fa capolino proprio sul grande masso di
basalto. Il fenomeno non dovette certo
sfuggire ai nostri antenati. Sferzato dal sole implacabile, il gigante di
pietra abbraccia col suo sguardo, da nord a sud, gran parte del Campidano. Di fronte si apre l’ampio
golfo con le rovine delle antiche regine del mare Tharros, Othoca eNeapolis per
le cui navi la bianca torre costituiva un valido e sicuro punto di riferimento
per gli approdi. Dal suo “faro immobile" Luxia pietrificata ha osservato
per cinquemila anni scorrere fiumi di sudore e di sangue di una marea di
popoli. Ha visto la forza e intelligenza degli “ossidianicì" del
Neolitico, i costruttori delle torri nuragiche, gli intrepidi e invincibili
Shardana, i mantelli di porpora dei Fenici, l’ombra fulminea di Annibale, lo
sguardo impavido di Amsicora e di losto, gli scaltri e suadenti uomini di
Cleopatra, l’imperio dei Cesari e dei legionari, l”occhio ceruleo dei Vandali,
l’avida arroganza degli ultimi bizantini, la rivalità di Pisani e Genovesi, le
orde saracene, l’orgoglio del popolo di Eleonora, e infine gli Spagnoli e i
Savoia.
Ma lei è ancora lì, silenziosa e impassibile
spettatrice. Intorno nulla è mutato: lungo i pendii, da migliaia di primavere,
l’erica, il corbezzolo, il cisto, il lentisco, la fillirea, la lavanda, il
rosmarino e il candido asfodelo continuano a sfoggiare la loro fioritura e a
impregnare di aromi e profumi l’aria e la nostra pelle.
Leggenda di Lucia arrabiosa
Il mito di Luxia arrabiosa ( da Sa Pedra De Luxia di Piero Martis)
"La
leggenda racconta che Luxia aveva un canto così dolce e melodioso da suscitare
l’invidia degli dei. Per questo la punirono, privandola delle sue figlie
predilette. Distrutta dal dolore, Luxia non si rassegnò al destino e vagò fino
allo stremo delle forze per i boschi e le strettissime valli della montagna,
nella vana ricerca delle sue creature. Ogni volta però che, seguendo i loro
lamenti, le raggiungeva ed era sul punto di riabbracciarle, svanivano nel nulla.
Gli
dei, mossi a pietà, posero fine a questo supplizio trasformandola nel grande
masso di basalto. Le sue lacrime però trovano ancora sfogo tra le rocce delle
numerose sorgenti, e i suoi lamenti, espressi con voce dolcissima, echeggiano
ancora, giurano i locali, tra i fitti boschi di leccio e i verdi canaloni della montagna."
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SS126, 169, 09094 Marrubiu OR, Italia
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