flumini nel mondo

lunedì 1 ottobre 2012

Sito archeologico Muru de Bangius e altri

Nella corsa verso una riscoperta e valorizzazione della storia di Marrubiu, e con l'intento di creare le condizioni perché Marrubiu trovi la giusta collocazione nella moderna vocazione turistica della Sardegna in generale, un'opera importante la sta svolgendo, oltre che la intraprendente amministrazione comunale, L'Intergruppo Cultura Marrubiu entrata nel suo decimo anno di attività e promotrice di varie iniziative che vanno nella direzione indicata.
La riscoperta dei siti archeologici esistenti nel territorio di Marrubiu, non può prescindere dall'antico praetorium, affiancato al Museo di Is Bangius.

Sono i resti del praetorium di Muru de Bangius di Marrubiu. In esso il governatore della provincia di Sardegna e Corsica vi aveva residenza nel corso dei suoi spostamenti. Il nome bangius, allude alla presenza di ruderi di terme ( bangius dal latino balneum).

La foto mostra un particolare del calidarium costruito in laterizi delle terme del pretorium di Marrubiu

Curiosità storiche di Marrubiu

Stemma della famiglia Borro conservato nel museo di Is Bangios

Giovanni Battista Borro y Brondo, Dottore in diritti, sposò Antonia Zatrillas, figlia di Giovanni
Battista  Zatrillas, figlio naturale di don Giuseppe Zatrillas, 4° marchese di Sietefuentes.
Notiamo a titolo di curiosità, che Battista Zitrillas, essendo figlio naturale di don Giuseppe Zatrillas, non poteva aver diritto a alcun titolo nobiliare. Così pensò bene, dall'alto delle sue conoscenze leguleie di costituirsene uno a buon mercato comprando per poco prezzo un territorio ( quello in cui si trovava Zuradile, (la primitiva Marrubiu) allora spopolato per cause naturali, per le invasioni barbaresche e successivamente per la peste del 1650, ottenendo in tal modo la nomina a barone.
 Il 24 ottobre 1712 Giovanni Battista Borro ottenne in libero allodio la villa di  Marrubiu con l’adiacente territorio spopolato di Zuradile, per il prezzo di 5000 scudi, divenendone così 1° barone di Marrubiu.
I figli di Giovanni Battista Borro formarono il ramo dei Borro Zatrillas

Segnaliamo altri siti di interesse storico presenti in zona rimandando per una maggiore conoscenza dei luoghi e per come arrivarci al libro di Piero Martis: Sa pedra de luxia , Marrubiu: dagli Ossidianici all'Età moderna.
Regione e chiesa di Sant'Anna, il cui campo fu teatro di una memorabile battaglia contro gli Aragonesi del generale Pietro De Luna nel 1368
Pozzo sacro di Orri, in regione Marceddì
S'Omu 'e S'Orcu, nuraghe
Nuraghe di Santa Suia
ma quelli indicati sono solo alcuni dei tanti siti interessanti e probabilmente ancora da studiare e scoprire prima che l'incuria e la poca attenzione degli uomini li distruggano completamente.

Tutta la zona di Is Bangius è servita da un moderno ristorante.






lunedì 27 agosto 2012

Cartolina da Castiadas


Castiadas, terra generosa, ricca di campagna, monti, sole e mare.
Case sparse  su tutto il suo territorio, larghe praterie a disposizione, spazio, luce.

Ombrelloni in riva al mare, caldo bruciante e tuffi nell'acqua verde e azzurra.
Un aperitivo nel piccolo grande locale che dispone proprio di tutto e una colazione al sacco, in libertà.

Sai che l’estate finisce e incomincia l’autunno e ancora non hai saziato il desiderio.
Ma  è troppo tardi,  la breve stagione scivola via veloce.
Senti arrivare i grigiori dell’autunno, bello anch’esso, malinconico e dolce, ma privo della vitalità estiva.
Sei arrivato qui  al mattino e non ti accorgi che  è già sera.

È ora di mangiare. Ti lasci invitare da un menù ricco e speciale, tutto pesci.
Mangi come fosse l’ultima cena .
Ed è tempo di ripartire mentre il buio della notte già ti avvolge.

Alle tue spalle il locale risplende di luci che si confondono con le stelle di agosto.


martedì 14 agosto 2012

A proposito di "crisi"

Solo i giovani possono riuscire a farci uscire dalla crisi.
E' inutile farsi illusioni. Il guaio nostro è il nostro debito. Troppo alto e crescente. Molto rapidamente per ora e nel prossimo futuro con precipitazione accelerata fino al travolgimento di tutto.Ci stiamo avvitando come una qualunque azienda che non riesce più a pagare i costi della sua produzione e per sopravvivere ancora un po' si affida a usurai che accentuano e affrettano il suo fallimento.
Cosa succederà allora?
Sarà un fuggi fuggi generale dalle responsabilità. Nessuno vorrà prendersene carico e gli attuali partecipanti alla attuale classe dirigente e quelli che lo sono stati negli ultimi venti anni cercheranno di rendersi invisibili per sottrarsi all'esecrazione generale.
         

Perché solo i giovani potranno salvarci? 
Perché essi già fin d'ora possono non credere più a nessuna promessa della politica e possono accordarsi tramite i mezzi di comunicazione di oggi che consentono riunioni di opinioni immediate e numerose, addirittura infinite. 
Solo loro possono avere la forza di dire basta all'attuale regime, di scalzare gli avvoltoi, e di ricominciare.
I giovani devono riprendersi il potere di decidere essi per sé stessi. 
Noi della vecchia generazione siamo, purtroppo, divenuti sudditi di un regime che non vogliamo più ma non abbiamo la forza di cambiare. Un regime destinato comunque ad essere  travolto per forza di cose. 
Non più politica come l'abbiamo vissuta fino ad oggi, ma, per ricominciare, soltanto buona amministrazione. E buona amministrazione vuol dire evitare gli sprechi.
E tra i nostri sprechi vi è il fardello di tutto l'apparato burocratico  incrostato di parassiti come un cancro in polmoni saturi di nicotina. 

domenica 12 agosto 2012

La conquista di Marte

L'uomo è arrivato su Marte con la sua tecnologia. Inizia così una nuova avventura dell'umanità che può paragonarsi a quella già vissuta per la scoperta dell'America. Allora Cristoforo Colombo, partito dal porto di Palos il 3 agosto 1492 impiegò poco più di due mesi di navigazione per arrivare,  il 12 ottobre dello 
stesso anno, su una terra sconosciuta che egli credeva fosse la Cina e che, sette anni dopo un altro esploratore italiano, 
Amerigo Vespucci, descrisse così bene che tutti iniziarono a chiamare quei posti lontani  "Terre di Amerigo", e quindi "America"
Oggi, andare su Marte, è più semplice e più sicuro di quello che ai tempi di Colombo affrontavano gli antichi esploratori. Ci vuole un po' più di tempo, è vero, ma calcolando le distanze, la differenza è irrisoria. Inoltre oggi in più vi è il "rover Curiosity" che rivela in anticipo le condizioni di vita che il primo uomo troverà in quel pianeta, mentre in passato i navigatori hanno viaggiato alla cieca, senza sapere a cosa andavano incontro.
Il pianeta Marte, si sa già, contiene acqua e qualche forma di vita elementare per cui tutto lascia supporre che possa accogliere anche la vita umana.I programmi per la discesa su Marte sono già stati fatti e a partire dalla quarto decennio circa di questo secolo, inizieranno le prime incursioni umane.
Quindi la conquista di Marte si profila più semplice di quella che è stata quella dell'America sotto il profilo tecnologico,  e l'unica cosa che veramente  differenzia le due scoperte sono i costi, molto maggiori quelli attuali rispetto a quelli del passato.
Fotomontaggio del corteo antiamericano organizzato dai marziani  (da Il Secolo XIX de 8 agosto 2012)
Per il resto vi sono poche differenze: l'uomo si munirà di un sacco di semi da piantare nella nuova sconfinata distesa da scoprire e inizierà, dopo aver piantato al suolo la bandiera del proprio orgoglio, l'opera colonizzatrice. Alle prime astronavi che trasporteranno minatori, carpentieri, ingegneri, medici e tecnici vari, seguiranno quelle piene di contadini, allevatori, missionari e donne capaci di creare una stirpe e ambiziose di partecipare alla costruzione di una epopea. In questo secolo l'uomo sarà perciò in grado di ricreare in altri mondi l'ambiente necessario alla sua sopravvivenza e quindi salvare la nostra terra dal sovraffollamento che rischia di distruggerla.
Sarà sufficiente tutto ciò per eliminare i mali che affliggono questo nostro dilaniato pianeta? Nemmeno per sogno! I Paesi Emergenti ricchi e invidiosi e quelli in cui le dittature orgogliose non badano alle sofferenze dei loro popoli ma si inebriano di vanagloria,  vorranno anch'esse partecipare alla conquista dello spazio, e 

 avremo così la corsa su Marte  e vi saranno battaglie a colpi di regolamenti internazionali  le cui ripercussioni si sentiranno su questa maltrattata terra, e mentre gli stati grandi e gli staterelli piccoli ma potenti , si contenderanno le varie porzioni del nuovo territorio a suon di battaglie marziane, con tutte le armi intelligenti che si continueranno a costruire per la felicità di produttori sempre più tecnologicamente  agguerriti, l'Italia avrà anche essa il suo posto. Riuscirà a intrufolarsi in qualcuna di quelle navi spaziali che saranno in circolazione tra non più di qualche decennio e riuscirà anche lei ad ottenere un primato storico: quello di impiantare sul suolo di Marte la prima pizzeria che chiamerà " Da Marte".

martedì 7 agosto 2012

Mara non gioca a dadi di Luciano Modica

Recensione di Paolo Maccioni




Mara non gioca a dadi è una storia semplice e collaudata da tanti film e libri che più o meno raccontano avventure di mafia, di donne e di ispettori di polizia. 
In questo caso la protagonista femminile è Mara che da sola riesce a sgominare una intera banda di criminali che avevano l’ambizione di dominare una città senza farsi notare troppo per eludere in tal modo le pressioni delle locali forze dell’ordine. 
continua

martedì 31 luglio 2012

Le invasioni barbaresche


Una poesia di Attilio Maccioni, Cavalieri di vento, ha dato il nome al suo decimo volume di poesie pubblicato postumo nel  1996:

Cavalieri di vento


Noi isolani
cavalieri di vento
tutte le dominazioni
ci hanno spezzato i denti
che cosa ne sappiamo
della libertà?

Ci hanno costretto il cervello dentro una scatola
romani e pisani e aragonesi
sono venuti dai più lontani paesi
a sedersi all’ombra delle querce
fenici e saraceni
e un loro grido ci faceva tremare
anche se non avevamo la malaria.

Noi isolani
cavalieri di vento.
La nostra terra era un letto
per le tribù marocchine:
le donne non furono mai bambine
in quest'isola di conquista.
Sulla cima del Bellavista
si raccoglievano e all’Orthobene
 in mezzo ai monti della Barbagia
le genti disperate in odio al mare.
Noi isolani
cavalieri di vento.

Inutile battersi con la bufera:
ci hanno spezzato i denti
tutte le dominazioni:
hanno succhiato tutto hanno lasciato
le ossa spolpate pietre
nuraghi alberi storti
conchiglie sopra i monti
deserte fonti
e la veste nuziale
di broccati damaschi e filigrane
barbarie orientale
gettata ad ornamento
delle spose bambine
dalle tribù beduine.

È rimasta la terra una romantica
terra fuori dal tempo
terra di poca gente
e di poche faccende.

È rimasta la terra
e noi di tanti semi estremo frutto
a rifarla di  vento
cavalieri.

È rimasta la terra
ansia di libertà vergine sangue
che alle deserte vene
torna come alla zolla
torna il seme e alla fonte
l'acqua dimenticata.

E l‘isola groviglio
di serpi e pettirossi
di rovi e di violette
cerca col suo tormento
la libertà.
(Attilio Maccioni)





Sulle invasioni barbaresche in Sardegna si è detto e scritto molto ma le fonti sono scarse.
Credo di aver letto solo una minima parte di tutto ciò che si è scritto in proposito, e quello che ho trovato mi ha lasciato l’amaro in bocca. Le incursioni hanno determinato sempre o quasi sempre la sconfitta dei poveri abitanti soprattutto delle coste ( i nostri antichi progenitori) che si sono visti depredare dei loro beni più preziosi non escluse le loro donne e i loro bambini. Poche volte ho trovato la ribellione dei sardi e i combattimenti invece della loro fuga,  e poche volte ho trovato il  nome di qualche eroe nostrano che sia uscito vincitore dalle battaglie contro gli invasori. Poche volte, insomma, ho visto spezzare i denti al nemico come lui ha fatto con noi, per dirla con Attilio Maccioni.
Armata Saracena
Gli storici, come il professor Francesco Casula che ci ha intrattenuto con una conferenza sull’argomento  alla biblioteca di Flumini il giorno 26 Luglio 2012, dicono che certamente questi atti di eroismo e di ribellione strenua ci sono stati ( anzi Casula precisa di averne catalogato almeno una cinquantina, tra cui spicca la figura di Bernardino Puliga di Siniscola)  e che la mancanza della conoscenza dipende dal fatto che la storia la fanno i vincitori e noi non siano stati tra quelli. Ma anche perché, se la Sardegna non avesse opposto una strenua resistenza, sarebbe stata colonizzata con tutte le conseguenze del caso per l'intero mondo di allora.  Purtroppo non ho trovato molto altro e allora volentieri mi rifugio nella fantasia  accettando anche ciò che scrivono autori che storici non sono.
Così apprendo che una flottiglia tunisina, con settecento uomini la notte del 5 giugno del 1806 sbarca nelle spiagge di Orosei. La popolazione riesce a mettere in fuga i nemici: ottanta e più cadono fra morti e feriti, a fronte di un solo sardo morto e un ferito. ( Questo è il fatto storico e la fonte è Pietro Martini.)
E di questo terribile episodio vi è riscontro anche nella leggenda narrata da Michele Carta nella sua Guida turistica di Orosei pubblicata a cura del gruppo Folk di Orosei dalla Pubblisar di Cagliari nel 1988 .

Tommaso Moiolu e i saraceni
L'alba del 6 giugno 1806 sta per portare un nuovo lutto all paese ancora assonnato. una piccola flotta di velieri saraceni approda sulla spiaggia di Avalé, e subito una folta schiera dl oltre 700 uomini assetati di sangue e avidi di bottino s'incamminano silenziosi verso le prime case del piccolo centro rurale.
Nel rione periferico di S. Salvatore abitava Tommaso Moiolu, uomo forte e coraggioso il quale, destato dall’insolito brusio provocato dai primi barbareschi sopraggiunti e insospettito dall’incomprensibile parlottio, si armò di un lungo spiedo e con ardire aprì d’improvviso l'uscio, infilzando il primo dei nemici che gli si avventò contro e avvertendo del grave pericolo i suoi compaesani con terribili urla. Un certo Antonio Gozza, uscito incautamente a rendersi conto della situazione venne fulminato sull’uscio da una scarica di trombone.
Orosei, torre della vecchia prigione
 Ma intanto la sorpresa del|’assalto era sfumata: l'intero villaggio s’era destato e già si organizzava una valida difesa. Donne e bambini venivano portati al sicuro nella torre di S. Antonio, da dove gli archibugi iniziavano a mietere le prime vittime nelle file avversarie, ormai sgomente per l'inaspettata reazione. Intanto intervenivano anche i cavalieri miliziani e nel volgere di poche ore l'assalto si tramuto, per le orde barbaresche, in una catastrofica rotta disseminata di circa ottanta morti, cui si aggiunse un gran numero di feriti e di prigionieri.
  Pochi giorni dopo lo sbarco, una fanciulla del villaggio, ormai tranquilla perché gli invasori erano fuggiti, morti o prigionieri, andava a prendere l‘acqua da una fontana coperta, molto antica, stando ai gradini consunti, situata in una località amena prossima a Osala. Credette di sognare udendo un gemito che proveniva dalla fonte. Vi era un giovane, riverso proprio sugli ultimi gradini. La donna lo soccorse come meglio poté e, a gran fatica lo condusse in una caverna ampia e ben dissimulata da cespugli. Con le cure e il cibo, il giovane corsaro guarì, ma solo a cenni poté ringraziare la sua salvatrice, offrendole un ciondolo che teneva appeso al collo con una catenina d’oro. La fanciulla l'aperse con mani tremanti e dentro vi trovò la medaglia di N.S. della Mercede. Si sentì morire: anche lei ne aveva una uguale, nella stessa custodia, c cosi gli altri tre figli. Era dunque il fratello che lei aveva potuto salvare, il caro fratellino portato via dai Mori all’età di 4 anni.
Tra i Turchi catturati, uno fu concesso come schiavo a Marianna Gozza, figlia dell'unico tra i sardi caduto nella battaglia, Antonio Gozza: quegli si sdebitò con lei servendola con fedeltà e bonificandole il terreno che trasformò in un giardino.
Un altro prigioniero, affidato ad una famigli di ricchi proprietari terrieri, si rivelò un esperto contadino. Mustafà possedeva il dono di riconoscere il momento più adatto per la semina: ai quattro angoli delle tanche disponeva, conficcandoli nel terreno, dei rudimentali pioli confezionati direttamente da lui, che ogni tanto andava a controllare, annusandoli e riponendoli nel terreno se l’odore non era di suo gradimento. Gli altri agricoltori aravano e seminavano i loro campi, ma lui sempre lì ad annusare e riporre i suoi pioli. Quando finalmente questi emanavano il profumo voluto, in un sol giorno, anche facendo uso di parecchi gioghi, arava e seminava tutti i campi del padrone. Mai un’annata sfavorevole: le messi erano sempre abbondanti e il  padrone si abituò, dimenticando la sua origine, a trattarlo come il suo migliore amico.


sabato 21 luglio 2012

Letteratura e civiltà della Sardegna di Francesco Casula

Si è svolta a Flumini, organizzata dalla nascente associazione Itamicontas, nella sala della biblioteca in via mar tirreno, l'attesa presentazione del primo di due volumi: Letteratura e civiltà della Sardegna di Francesco Casula.


Il volume dedica più del 50% delle pagine a Autori che scrivono in Lingua sarda e ai corrispettivi testi: dai primi documenti in volgare sardo ai  Condaghes, dalla Carta De Logu di Eleonora d’Arborea a Antonio Cano, da Gerolamo Araolla e Antonio Maria da Esterzili a Matteo Garipa, da  Sa scomunica de Predi Antiogu arrettori de Masuddas a Efisio Pintor Sirigu, da Francesco Ignazio Mannu a Diego Mele e Peppino Mereu fino a Antioco Casula (Montanaru)e Pedru Mura.
Fra gli Autori che scrivono in Lingua italiana sono presenti: Giambattista Tuveri, Antonio Gramsci, Emilio Lussu, Grazia Deledda, Sebastiano Satta, Salvatore Cambosu, Antonio Pigliaru, Giuseppe Fiori, Giuseppe Dessì e Salvatore Satta.
Vi è anche un Autore bilingue Michelangelo Pira (che ci ha lasciato testi in Sardo e in Italiano) e uno quadrilingue, Sigismondo Arquer, che ha scritto in Sardo, Latino, Castigliano e Catalano.
(tratto dal blog Truncare sas cadenas)

Il professor Francesco Casula
Alcuni tentativi di ricostruire la storia della letteratura sarda sono già stati fatti in passato e questa opera di Francesco Casula non vuole essere una vera e propria storia della letteratura sarda in senso sistematico perché l'autore ha selezionato e scelto tra i diversi autori, quindi tralasciandone alcuni, e inoltre, essendo uno studioso appassionato della civiltà sarda, ed essendosi questa manifestata linguisticamente in almeno cinque lingue: il sardo, il castigliano, il catalano, l'italiano e il  latino, ha voluto dare la preferenza a quegli autori che si sono espressi in lingua sarda. 
Al di là di questi aspetti  una cosa è indubbia: questo lavoro che mette in risalto le origini della letteratura in Sardegna deve rendere tutti noi che viviamo e siamo nati in questa terra, un poco più orgogliosi.  E' come se a un orfano fosse riconosciuta la sua qualità di figlio legittimo da parte dei genitori di cui lui sapeva l'esistenza ma che continuavano a rimanergli lontani e sconosciuti. Di questo ritrovare le proprie radici civili e culturali, dell'avvicinamento alla nostra primigenia letteratura che tutti ci arricchisce, non possiamo che essere grati a Francesco Casula.
(Paolo Maccioni)