flumini nel mondo

lunedì 21 aprile 2008

A Burcei i libri di Paolo Maccioni

Si è tenuta sabato 19 Aprile 2008, nella sala consiliare del municipio di Burcei, la presentazione di Paolo Maccioni e dei suoi libri, in particolare: " I segreti del Presidente". Nella foto sotto si notano (da sinistra a destra) il sindaco Giuseppe Caria, lo scrittore Enrico Pili, l'autore dei libri Paolo Maccioni, e il duo musicale che ha recitato alcuni brani del libro e allietato la serata con canti della tradizione sarda, Cinzia Ligas con il flauto e Mario Murgia con la vihuela de mano, strumento precursore della chitarra moderna, di cui ha illustrato le origini.


Nella immagine riprodotta qui sotto , un momento della introduzione del sindaco al quale ha fatto seguito Enrico Pili, prima di lasciare la parola a Paolo Maccioni.La serata culturale è stata seguita da un pubblico attento che non ha esitato a manifestare la sua approvazione applaudendo ripetutamente gli interventi musicali dei due artisti. Nel corso della serata il sindaco ha voluto fare omaggio a Paolo Maccioni e agli altri presentatori di un prezioso libro voluto dal Comune di Burcei, recentemente pubblicato dalle edizioni Grafica del Parteolla (Dicembre 2007). Tradizioni popolari ed espressioni di fede nei canti poetici burceresi, a cura di Nicoletta Rossi e Stefania Meloni.

mercoledì 16 aprile 2008

Burcei

Immaginate di essere in un territorio montano in cui hanno stabilito i loro ovili pastori provenienti da diverse località che hanno anche cercato di costituire un abbozzo di comunità, compresa la costruzione di una chiesa, abbandonandola successivamente per motivi che sfuggono. Il periodo è il milleseicentonovantadue e ad un certo punto un gruppetto di persone si reca nel villaggio abbozzato e distrutto. Non c'è nessuno a disturbarli e si apprestano a compiere un atto solenne che vuole le sue regole: si tratta della investitura del marchese di Quirra che prende possesso delle terre di Burcei avute per successione dai Carroz. La cerimonia è semplice: il rappresentante del marchese viene accompagnato dai due principali esponenti locali del Regno di Sardegna e dal notaio dentro una casa abbandonata del villaggio e, al momento della sua uscita, gli è consegnata terra, erba, grano e acqua che lui sparge tra le rovine. Poi, davanti ad una forca appositamente allestita, con la spada taglia un ramo appeso sopra, a simboleggiare la disponibilità del diritto di giustizia. Infine viene condotto dentro la chiesa di Santa Maria di Monserrato, dentro la quale si siede in segno di presa di possesso. Questo semplice rito, ricostruito da fonti certe e documentate, insieme a tante altre notizie e curiosità del passato, è descritto nel libro di Gian Giacomo Ortu: Burcei il paese sul crinale, edito da Cuec Editrice nel Dicembre del 2000. In esso vi sono descritte le origini di Burcei a partire dai primi insediamenti di cui si hanno tracce documentali fino ai giorni nostri, con ricchezza di particolari e di citazioni di fonti.





Dalla lettura di questo libro, e anche da altre informazioni, si evince che il primo nucleo abitato risale alla prima metà del 1600. Pare che l’origine di Burcei sia legata alla presenza di un gruppo di pastori stabilitisi nei pressi della sorgente chiamata Sa Mitza de su Salixi, esistente fino a qualche decennio fa proprio nel cuore del paese. Attratti dalla copiosità delle acque dai pascoli abbondanti e dalla salubrità dell’area, i pastori avrebbero impiantato i primi nuclei conducendovi le proprie famiglie. Il nome stesso di Burcei sarebbe legato alla parola Burrei che significa “branco di buoi”. L’aspetto economico moderno non si allontana molto da quello tradizionale. Il lavoro nei campi, ancora praticato, anche se prevalentemente dai meno giovani, è soprattutto teso a soddisfare il bisogno familiare. È la pastorizia a costituire la maggiore fonte di guadagno, anche se, in tempi recenti, si è aperta la strada all’edilizia, caratterizzata dalla laboriosità dei burceresi e la loro bravura nel settore delle costruzioni.

Burcei non offre molti monumenti al turista o al visitatore occasionale. Sebbene vi siano nella sua zona almeno sei nuraghi che possono costituire una attrativa per gli amanti della archeologia e della storia in genere, l’unico edificio da ammirare è la Parrocchiale costruita su progetto dell’architetto Gaetano Cima, che presenta analogie con quella di Guasila. ( Nelle foto sopra: la volta della chiesa e le caratteristiche lampade alle pareti costituite da antiche macine in granito. In quella sotto la chiesa )

La vera attrativa di Burcei, tuttavia, non è rappresentata dai monumenti, che mancano, o da edifici o da qualche manifestazione tangibile della operosità dell'uomo. In questo paese si respira una atmosfera che sa insieme di antico, di vita laboriosa sui campi, di pastori intenti alla custodia delle loro greggi o mandrie, di uomini abituati a riconoscere il loro bestiame con uno sguardo, dalla serenità che sprigiona la vita contadina, agricola e pastorale pur con tutte le sue complicanze e vicissitudini, in una atmosfera che ti solleva facendoti sembrare irreale il passeggiare tra vecchie strade ornate di moderni murales, tra le pietre dei muri che anche essi respirano. Qui possiamo considerare che tutti noi sardi siamo uguali perchè la matrice è la stessa. Il monte, la campagna, il duro lavoro. E qui ci sentiamo a casa nostra. (P.M.)


Santa Maria di Monserrato è la patrona di Burcei è e si festeggia a partire dall' 8 settembre con manifestazioni civili e religiose che abbracciano due settimane. La costruzione ebbe inizio nel 1886 e terminarono nel 1902.

Nella prima e nella seconda domenica di giugno, si festeggia invece Santa Barbara cui Burcei è molto devota. In questa occasione la santa, il cui simulacro è conservato nella parrocchiale di Santa Maria, viene condotta in processione verso la chiesetta campestre a lei dedicata. I festeggiamenti prevedono anche sfilate di costumi tradizionali provienenti da svariati centri.




Oltrechè di manifestazioni a carattere religioso, Burcei è sede di due sagre, occasione per valorizzare i prodotti locali. La più celebre è quella delle ciliegie che si tiene nella prima parte di giugno. In agosto si organizza invece la sagra della capra.

A Burcei " I segreti del presidente"





lunedì 14 aprile 2008

San Gregorio

SAN GREGORIO è un piccolo centro abitato della provincia di Cagliari, una frazione di Sinnai distante solo 15 Km dalla costa di Flumini, posto a 265m sul livello del mare lungo la statale 125 Orientale sarda, alle pendici occidentali del massiccio dei Sette Fratelli (1023 m), con un territorio a tratti boscoso e a macchia, a tratti a pascolo. Conta oggi un centinaio di abitanti residenti .



Nei pressi del villaggio scorre il rio Longu, che scende a gettarsi nel golfo di Quartu

Il territorio di San Gregorio fu frequentato fin dall’epoca romana e vi sorse il centro di Ferraria, posto lungo la strada da Cagliari a Tibula e specializzato nella raccolta di minerali. Scomparsa Ferraria, in epoca bizantina vi si insediò una comunità di monaci Basiliani che vi introdusse il culto di San Gregorio Nazianzeno.





Attorno alla chiesa di San Gregorio si sviluppò il villaggio di Villanova Sa Pannuga. A partire dal 1258 fu amministrato direttamente dal Comunedi Pisa. Dopo la conquista aragonese fu incluso nel grande feudo dei Carroz, ma il villaggio fu abbandonato prima della fine del secolo XIV.Il territorio, oramai deserto, continuò a far parte del feudo di Quirra di cui seguì le sorti fino al riscatto dei feudi nel 1838.


La chiesa di San Gregorio continuò però a essere frequentata periodicamente in occasione della festa del santo. A partire dalla seconda metà dell’Ottocento, a opera di un gruppo di famiglie della borghesia cagliaritana che costruirono le loro case di villeggiatura attorno alla chiesa, la borgata prese a svilupparsi e a essere animata.

( Le notizie sono assunte da: la Grande Enciclopedia della Sardegna, a cura di Francesco Floris, Newton & Compton Editori S.r.l.- 2002 )

Attualmente il borgo è pressochè disabitato in quanto soltanto poche famiglie conservano l'abitudine di frequentare le loro case antiche almeno nei giorni festivi. La Chiesa, che fa capo alla parrocchia di Mara, rimane chiusa tutto l'anno e viene aperta solamente in occasione della festa di San Gregorio che si celebra, in concomitanza di quella di San Basilio, nella prima domenica di Maggio di ogni anno. In quella occasione le statue dei due santi amici vengono portati in processione da Mara, dove sono custodite, tutto per essere festeggiate solennemente nella chiesa di San Gregorio. Un risveglio dell'interesse collettivo nei confronti del borgo di San Gregorio, che in passato ha conosciuto una densità maggiore di residenti, lo dimostra il fatto che nel suo centro esisteva un negozio di alimentari (di cui ancora si può notare l'insegna scolpita sulla pietra) e anche la scuola, (è probabile che il palazzo fotografato nella piazza sia stato adibito a scuola ma non ne abbiamo documentazione) è possibile, in quanto la piccola frazione, oltre ad essere immersa nel verde e rappresentare perciò una desiderabile meta di passeggiate, è stata recentementa restaurata in parte dal Comune di Sinnai che ha lastricato la piazza della chiesa e le strade, rendendo più facile percorrere il suo interno. Inoltre, vi è uno spaccio di alimentari, bar, tabacchi e giornali, e la ristorazione, per chi volesse fare una piacevole escursione di un intera giornata all'insegna del verde montano è assicurata da alcuni ristoranti presenti nella zona. Manca del tutto, invece, l'opera di qualche artigiano del legno o della pietra o del sughero che, oltre a ravvivare l'ambiente con una sua bottega, permetta l'acquisto di qualche souvenir ai numerosi visitatori che specialmente nelle giornate festive visitano il borgo, tale da costituire un punto di attrazione umana che accompagni quella naturale.

Le fotografie in sequenza mostrano dall'alto verso il basso: panorama del borgo, villa padronale recentemente restaurata, antico palazzo oggo di proprietà privata, forse destinata a scuola in passato,chiesa di San Gregorio, interno della chiesa, scalette in piazza di chiesa.

mercoledì 9 aprile 2008

Santuario di Gonàre

La canzone "In su monte è Gonàre" è una tra le più belle canzoni della tradizione sarda.

In su monte ‘e Gonàre
In su monte ‘e Gonàre
cantat una sirena,
chi cantat notte e die.
In su monte ‘e Gonàre
si non mi dàna a tie
mi trùnco càrchi vena
e mi làsso irvenàre.



Sul monte di Gonàre
Sul monte di Gonàre
canta una sirena
che canta notte e giorno.
Sul monte di Gonàre
se tu non sarai mia
mi taglierò le vene
e mi lascio dissanguare
.

La curiosità di conoscere i luoghi in cui la tradizione popolare ha immaginato il grande amore di cui è pieno questo canto ci porta ad Orani e a Sarule, dove bisogna andare per visitare il santuario. Così Mario Murgia, cultore appassionato di musica sarda che riproduce con la sua “vihuela de mano”, strumento antesignano della moderna chitarra, ci propone un itinerario affascinante tra le strade e i sentieri che portano al santuario e che si inoltrano tra terre dai nomi fantasiosi, simili a quelli resi celebri dalla penna dello scrittore di Orani Salvatore Niffoi.



Il Santuario di Nostra Signora di Gonàre sorge sull'omonimo monte che si eleva per 1100 metri circa sul livello del mare tra i territori di Orani e di Sarule, tra la piana di Ottana sul medio corso del fiume Tirso e la catena del Gennargentu, tra Nuoro e San Basilio di Ollolai.
Il Santuario è raggiungibile a piedi partendo dall'abitato di Orani dalla zona di "Su Cantaru" e salendo su per la vecchia e ripidissima strada che passa a "Sos Malavidos" e a "Illudini" fino a raggiungere l'ampio piazzale de "Sa Corte" dove sorgono le antiche "Cumbessias".
Il piazzale si trova a quota 973 metri sul livello del mare e da qui si snoda, scavato nella roccia, il ripido sentiero che porta fino al Santuario da dove nelle giornate più limpide si può effettivamente scorgere il mare Tirreno e il mare di Sardegna e un notevole numero di paesi della provincia di Nuoro e di Sassari.
Chi vuole invece raggiungere il Santuario, o per meglio dire, il piazzale di "Sa Corte" in macchina, può prendere due strade: una che parte da Orani e l'altra che parte da Sarule, e che si incontrano a poche centinaia di metri dal piazzale. Chi parte da Sarule deve necessariamente prendere la strada che, dalla periferia del paese, fiancheggiando il cimitero, porta verso "Santu Bernardinu" e poi su fino a "Su Palu 'e Gonàre", vicino alle cave di marmo ormai abbandonate. Chi invece parte da Orani, arriva al Santuario percorrendo il primo pezzo della strada consorziale per Mamoiada, che si diparte dalla SS 128 in località "Istolo" al culmine della salita da Oniferi. La strada sale dolcemente passando per "Usurthula" e poi ancora a "Sa Janna 'e Otheu" fino ad arrivare a "Urture" dove incontra la comunale che, continuando a salire sempre più ripida, porta fino al monte.




Le feste che vengono celebrate sul monte di Gonàre sono tre: il 25 Marzo, l'ultima domenica di Maggio e l'8 Settembre. La "festa grande", la festa di Gonàre, quella che si svolge l'8 Settembre è stata descritta splendidamente dalla scrittrice Grazia Deledda, premio Nobel 1926, nel romanzo "Le vie del male". (foto e testi da www.comunesarule.it/ e www.orani.it/ )

Alcune possibilità di ristorazione:

Hotel - Ristorante - Pizzeria
Monte Gonare
Località Monte Gonàre - 08026 Orani (NU)
Telefono e fax 0784 - 730139

Agriturismo Donnedda - loc. Monte Gonàre - Km. 5 da Sarule (NU)
tel. 0784/76026 fax 0784/769212 Cell. 3296315393 / 33421117364

Agriturismo S'Erularju - Olzai (NU)
tel. 0784/76026 fax 0784/769212 Cell. 3296315393 / 33421117364


Partenza
Quartu Sant' Elena
Arrivo
Orani o Sarule
Tipo di auto: Automobile, Berlina.

Tempo: 03h00 - 00h40 su strade a scorrimento veloce.


Distanza: 189km - 55km su strade a scorrimento veloce e 16km su strade piacevoli.
Costo carburante:
22.79 EUR
(itinerario www.viamichelin.it

lunedì 7 aprile 2008

Sant'Isidoro


A cinque chilometri dalla costa, in territorio di Quartucciu, il borgo ricco di fertili terre coltivate a frutteti e vigne, è rimasto immutato da quando, dopo gli eventi dell'ultima guerra, alcune famiglie della benestante borghesia locale, ne avevano fatto sede secondaria della loro vita, costruendo intorno alla chiesa dedicata a sant'Isidoro, proprie ville residenziali. La chiesa fu costruita nel 1741 e riedificata nel 1953 con annessione della casa parrocchiale. L'arredamento di cui è dotata venne offerta da quelle stesse famiglie che vi gravitavano intorno.
Il tempo, per questo borgo, sembra non essere mai passato ed essersi invece fermato a quel periodo, con l'unica eccezione per l'asfalto che ha reso meno polverose e più percorribili le strade. Intorno alla picola frazione, tuttavia, vi sono alcune realtà economicamente importanti: un grande e moderno complesso di giochi acquatici, che attrae d'estate migliaia di vacanzieri, un agriturismo, un maneggio. I suoi dintorni, le campagne incorniciate dai monti dei sette fratelli, offrono la possibilità di alcune belle escursioni a piedi, a cavallo o anche con l'auto, fin dove le strade campestri lo consentono.
Per una descrizione più dettagliata delle vicende storiche di Quartucciu, dei monumenti e del suo territorio comprendente anche la frazione di Sant'Isidoro, leggi Lucio Spiga: " Il mio paese".

mercoledì 2 aprile 2008

Cagliari: chiesa di Santa Rosalia

Sulle orme di Pietro Cavaro

Proseguendo la ricerca sulle opere di Pietro Cavaro sono andato nella chiesa di Santa Rosalia in via Torino a Cagliari. Qui si trova la parte centrale di un grande retablo, le altre parti si trovano nella pinacoteca di Cagliari ( http://www.pinacoteca.cagliari.beniculturali.it/), che rappresenta "la Madonna dei sette dolori". Il dipinto, tempera ad olio su tavola, non è però attualmente disponibile al pubblico; non è purtroppo visibile perchè conservato, avvolto da teli, in attesa di restauro da parte della Sovrintendenza alle Belle Arti, e di successiva collocazione nella stessa chiesa. Il parroco non ha saputo fornire altre indicazioni, se non regalarmi una cartolina illustrata che appunto rappresenta il dipinto della Madonna dei sette dolori, riprodotta qui sotto.
Dal sito internet http://wikipedia.org/ si ricavano le seguenti notizie sulla chiesa che custodisce il prestigioso dipinto: inizialmente destinata ad essere un piccolo oratorio per il culto di Santa Rosalia, venne ampliata e modificata nel 1695 dalla Congregazione dei Siciliani. La facciata presenta due nicchie nella parte superiore in cui si trovano le statue di San Bonaventura e Sant'Antonio da Padova. L'interno della chiesa è formato da un'unica navata e da otto cappelle ai lati. Una delle Cappelle ospitava le reliquie, poi trasferite sull'altare maggiore, di San Salvatore da Horta il cui processo di canonizzazione, cominciato nel 1586 terminò soltanto nel 1938.