flumini nel mondo

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mercoledì 11 luglio 2012

Parco di Santa Barbara a Villagrande Strisaili

L'ingresso principale al parco di Santa Barbara
Se in Sardegna esistesse una classifica per indicare sette meraviglie del suo territorio, una di queste credo che sarebbe il bosco di Santa Barbara di Villagrande Strisaili.

Uno dei tanti viali in mezzo ai boschi
Il bosco è attrezzato di bar, pizzeria ristorante, e da qualche anno di un albergo a quattro stelle con grande piscina annessa. Il suo comprensorio è vastissimo e dotato di numerose sorgenti d'acqua. 
La manutenzione è accurata. Vi sono dei gabinetti chimici che, contrariamente a quanto succede in altre parti, compresa la nostra capitale, sono efficienti, puliti, igienicamente accettabili, e soprattutto numerosi in modo tale da  esaudire la richiesta degli utenti che sono tanti.

Sculture naturali in mezzo al bosco

Infatti, nella seconda domenica di Luglio si celebra ogni anno la sua festa e gli abitanti di Villagrande, e non solo loro, ma tutti quelli devoti a questa santa, si ritrovano nel grande parco naturale per festeggiarla.


La santa portata in processione dal paese alla chiesetta nel parco.


Perciò per due giorni interi il bosco si popola di gente che banchetta accendendo fuochi e allestendo tavolate pantagrueliche che potrebbero far pensare a chiassose gozzoviglie. 

Processione in mezzo al bosco per raggiungere la chiesetta campestre

Niente di tutto questo. Senza bisogno di alcuna forza dell'ordine, le gestione della ricorrenza è assolutamente ordinata, e non vi è ombra di chiassosità come in certe  feste che si svolgono in altri paesi e che lasciano l'amaro in bocca in quanto a poca preparazione ed eccessiva baldoria di certi partecipanti che considerano l'occasione come licenza d'esagerazioni e che al termine lasciano le loro tracce incivili sul territorio.

Una sorgente d'acqua

Qui invece, anche dopo la festa, non si trova nessuna immondezza a deturpare il luogo. Forse perché questo è ritenuto casa comune dei Villagrandesi e perciò amato e curato come se si trattasse della loro casa. Si ha la sensazione che trovandosi nella condizione di dover gettare per terra anche un solo pezzetto di carta, sia doveroso non farlo e aspettare fino a trovare l'apposito contenitore presente tra i sentieri freschi e ombreggiati. Ed è una sensazione appagante.

Sentieri tra il fresco verde  di lecci 

Per questi motivi all'ingresso del Parco vi è una roccia scolpita che vuol essere un ammonimenti per tutti che dice:


Rispettami difendimi, proteggimi, ti ricambierò. Il bosco.








venerdì 23 gennaio 2009

Flumini: Niu Crobu (il nido del corvo)

Nel verde della campagna di viti e di ulivi, dall'alto del colle, Niu Crobu domina la valle guardando il mare che si allarga su tutto il golfo degli Angeli e la distesa infinita di case che popolano la campagna quartese fino a dove lo sguardo, libero da ostacoli, riesce ad allungarsi.
Numerose le ville abitate tutto l'anno.

Come per il paradiso, tuttavia, il difficile è arrivarci, perchè le vie di accesso sono da sempre disastrate a causa di un Comune che ignora goffamente le sue perle, come se queste non costituissero la sua preziosità.

giovedì 11 dicembre 2008

Serpeddì tra leggenda e realtà

Questa è la visione del monte Serpeddì, in territorio di Burcei, che si può ammirare dalle campagne della pianura che si estende dal mare di Flumini fino a Mara e Sinnai. Sulla cima del monte svettano le antenne di diversi ripetitori.
Le numerose antenne sono disseminate in quell'altura in modo da costituire quasi una foresta di acciaio. (Foto di Renzo Spanu)
Ma nel territorio che dal monte Serpeddì si estende fino ai Sette fratelli, vi sono altre foreste, meno moderne e più suggestive. Per questo motivo sono meta di continue escursioni a piedi, in bicicletta, in fuoristrada.
In queste foreste, tra le rocce, i ruscelli, le grotte, i monumenti naturali costituiti da nuraghi e tombe, chi ha l'opportunità di trovarsi a compiere una escursione subirà il fascino delle antiche storie arrivate sino a noi da un lontano passato.
Secondo la leggenda, Serpeddì ha preso il suo nome dalle streghe ( is serpius) che si sarebbero installate in questo luogo per poter dominare la vallata che si stendeva sotto di esse, ma anche per poter godere di un panorama unico al mondo. Ma qui non abitarono soltanto esseri maligni. C'è un arco naturale che si chiama "dell'angelo" perchè le creature celesti vollero sotto la loro protezione quei boschi sempreverdi. Uniche creature ammesse a vivere su questi picchi furono le aquile, i falchi, gli astori, i colombacci. Terra inaccessibile, questa riservata agli esseri primitivi, ai grandi predatori, agli abitatori della foreta più agili ed astuti. Gli uomini che hanno abitato nei paesi vicini, si sono sempre avventurati in questi luoghi con qualche paura: come se entrare in questa foresta, volesse significare compiere un atto di profanazione. Una convinzione che ha il suo riscontro in un'altra leggenda, forse più conosciuta.


SA PERDA DE SA PIPPIA
( la pietra della bambina)
Agli albori della civiltà, un giorno in cui la tribù di cacciatori si addentrò nel bosco in cerca di cibo, un grande masso si staccò dal monte e seppellì sotto di esso una bambina. Il grande masso è ancora là e, a volte, chi si accosta ad esso, può sentire il lamento della bambina morta, il cui fantasma si aggira senza pace nel punto in cui avvenne la disgrazia. Il masso si chiama " sa perda de sa pippia" ed il lamento si sente per davvero, anche se si tratta semplicemente del vento che, soffiando tra gli anfratti rocciosi, emette dei suoni che fanno venire i brividi!
(Le leggende sono tratte da " I sette fratelli" di Giovanni Sanna)

lunedì 8 settembre 2008

San Bartolomeo:Torre di calamosca

La Torre di Calamosca è un edificio storico di Cagliari, situato sul colle Sant'Elia, in zona San Bartolomeo. La mole della Torre, con l'adiacente faro, domina la spiaggetta di Calamosca, da cui prende il nome. Attualmente il complesso è di proprietà della Marina militare.
L'impianto originario della torre, di forma cilindrica, risale al 1638, come riportato nella lapide murata all'esterno e recante lo stemma del re di Spagna. La sua costruzione rientrava nel progetto difensivo degli spagnoli in Sardegna, in seguito al quale si ebbe nell'Isola la costruzione di diverse torri costiere. La torre di Calamosca era detta torre de armas, per i potenti cannoni che ospitava, o anche torre dei segnali, per via delle segnalazioni che da essa si inviavano allo scopo di comunicare al Castello di Cagliari eventuali passaggi di navi. Ebbe un ruolo rilevante nel respingere l'attacco della flotta francese nel 1793. Alla metà del XIX secolo la torre originaria venne innalzata con l'aggiunta del corpo cilindrico superiore e venne eretto il vicino faro. http://it.wikipedia.org/wiki/Torre_di_Calamosca






Per arrivare alla torre di Calamosca bisogna percorrere quasi completamente il viale Calamosca e svoltare a destra su un viottolo asfaltato che, con ripide curve, arriva in poco più di un chilometro alla sommità del colle. Qui lo spettacolo è affascinante perché si domina in buona parte Cagliari e dall'altro lato il mare aperto che lambisce da un lato i monti sulcitani. Invano si cercherà però di conoscere l'interno di questa costruzione che tanta parte della storia marinara della Sardegna ha visto scorrere ai suoi piedi dall'alto della sua posizione altolocata. Le sue mura, le camerate, i piazzali, le feritoie da cui i cannoni rispondevano agli attachi nemici non ci faranno fremere al ricordo della Storia. E' tutto rigorosamente chiuso. Sotto il profilo turistico la visita è un vero e proprio fallimento, anche perché intorno pullulano immondizie varie che, evidentemente nessuno si cura di raccogliere. A distanza di oltre circa cinquanta anni dall'ultima volta che vi feci una visita, nulla è cambiato a parte l'asfalto per la strada di accesso. Il tempo da allora sembra essersi fermato ed imbruttito. Peccato.

martedì 2 settembre 2008

San Bartolomeo di Cagliari

Ancora una volta, così come per Castiadas, ci troviamo a dover fare i conti con l'opera di bonifica compiuta da galeotti costretti al duro lavoro per rendere la zona in cui operavano vivibile per coloro che arriveranno dopo di loro.
Ciò che ha contribuito, infatti, a rendere San Bartolomeo una borgata è stata la scelta del luogo per l'inserimento del bagno penale, una delle prime colonie penitenziarie impiantate nell'isola. I lavori della casa di pena furono ultimati nel 1842. Il fabbricato poteva contenere 1500 condannati i quali avrebbero dovuto trasformare la zona adiacente in sito ubertoso. I galeotti erano impegnati principalmente nell'estrazione del sale, che attraverso un canale veniva trasportato nei magazzini della città, presso la darsena per essere caricato sulle navi.
Pasquale Cugia ( studioso quartese 1827- 1905) così descrive lo stabilimento: " L'edificio è diviso in saloni e corridoi che, nella parte principale, convergono alla cappella. L'ospedale è vasto e diviso nelle due sezioni medica e chirurgica con farmacia ben provveduta. Lo stabilimento è tenuto con somma cura ed è uno dei più importanti d'Italia. Nel Luglio 1891 conteneva 1300 condannati."
Ma ancora prima dell'insediamento della colonia penale e già dall'antichità la zona era abitata e alle pendici del monte S.Elia si usava festeggiare San Bartolomeo. Nella chiesa che ha dato il nome alla borgata, i macellai, che per concessione spagnola pascolavano il bestiame nella pianura circostante, organizzavano la festa con il risultato della vendita degli zoccoli e delle corna degli animali macellati.


La chiesa fu costruita intorno alla metà del seicento. Nel retablo dell'altare maggiore vi è la pala raffigurante la natività e il martirio di San Bartolomeo, opera di Giovanni Mazzini, romano 1650. Nel 1678 fu aperta una cappella sul fianco sinistro con il lascito di una nobile trapanese Rosalia Genovés. Nel fondale di questa cappella vi un retablo in legno dorato che è la copia della marmorea madonna di Trapani conservato nel santuario trapanese.


In mezzo alla piazza prospiciente la chiesa vi è una fontana a pompa costruita nel 1857 dai forzati del bagno penale e restaurata in occasione di Italia '90.

Percorrendo il viale Calamosca è possibile raggiungere alcune mete di interesse naturalistico nel colle Sant'Elia, che domina il quartiere. Il colle è noto soprattutto per il promontorio detto Sella del Diavolo. Di rilievo sono anche la spiaggia di Calamosca, la spiaggetta di Cala Fighera e le alte falesie.
In cima al colle si trova il faro del 1859
e l'adiacente Torre di Calamosca, edificata nel XVII secolo dagli Spagnoli. (Wikipedia )

domenica 4 maggio 2008

Spiagge di Flumini: Via Mar Mediterraneo

La via Sorrento è parallela alla battigia e alla via Leonardo Da Vinci. Vi si accede percorrendo la Via Mar Mediterraneo il cui svincolo è quasi di fronte al Supermercato Grimm. La via Mar Mediterraneo si inoltra per circa ottocento metri tra moderne villette abbastanza recenti e finisce appunto sulla via Sorrento. Da questa via si accede per mezzo di alcuni stretti sentieri al mare. Il mare è pulito e la spiaggia è larga, sabbiosa e si estende sia a destra che a sinistra a perdita d'occhio. L'ideale per farsi abbrustolire dal sole in perfetto rilassamento.



Il luogo è indicato per trascorrere in santa pace una o più giornate di vacanza, al riparo dai fastidiosi rumori della quotidianità, immersi invece in una piacevole realtà che trasporta col pensiero a luoghi che la fantasia si diverte ad inseguire.

Ma, ahinoi, dobbiamo fare qualche passo indietro. Per gustare questo paradiso occorre prima arrivarci, e non è tutto molto bello, anzi, a dire la verità è piuttosto brutto, per meglio dire orribile. Intanto, l'unica presenza dell'autorità, quella che dovrebbe assicurare una manutenzione e una pulizia del luogo è data solamente dal cartello fotografato. Gli accessi alla battigia sono poi sentieri stretti, sporchi e in qualche caso anche pericolosi.

















Il mare, non solo d'estate, ma anche nelle altre stagioni, dovrebbe essere considerato un gioiello da mostrare nelle migliori condizioni e non qualche cosa da nascondere o peggio trasformare in pattumiera.











mercoledì 30 aprile 2008

Le spiagge di Flumini: Stella di mare

Sta per iniziare la stagione estiva e con essa l'immancabile corsa all'ultima sabbia alla ricerca di un lembo di spiaggia sul quale sdraiarsi per farsi bruciare dai raggi del sole. In territorio di Flumini sono diverse le possibilità che si offrono agli amanti della tintarella e a quelli che desiderano immergersi nelle acque marine in piena libertà, in spiagge aperte a tutti, senza dover sottostare al pagamento di pedaggi dovuti a stabilimenti o altro.
Dobbiamo però notare che in tutte o quasi vi sono alcune caratteristiche negative che accompagnano questa libertà. Innanzi tutto, gli accessi. Nella maggior parte dei casi si tratta di strade malandate, prive di parcheggi, talvolta inaccessibili alle auto. In secondo luogo sono malcurate, non di rado sporche, talvolta ridotte addirittura a vere e proprie discariche. Dovrebbe, invece, essere ben presente a tutti quelli che a vario titolo si occupano di turismo, che il mare, per coloro che vengono a visitare la Sardegna d'estate, è l'attrattiva principale e che, quindi, deve essergli riconosciuto il rango che gli compete. Ad esso devono indirizzati tutti gli sforzi per renderlo il più possibile fruibile e godibile, e non invece trascurarlo in modo tale che immergersi nelle acque, quella si pulita, finisca per diventare una panacea per allontanarsi dalle brutture che circondano la riva.



La spiaggia di Stella di mare è una delle poche che cerca di affrancarsi da questa prerogativa negativa e la sua bella insenatura è costantemente ripulita soprattutto ad opera di volenterosi residenti nei condomini che vi gravitano, Stella di mare e Costa degli Angeli.


Ad essa si arriva imboccando la Via Tirso, un viale alberato che parte dalla strada litoranea Quartu - Villasimius, all'altezza del villaggio residenziale Stella di Mare.
Alla fine del viale si trova una rotonda in cui si può parcheggiare e, sulla destra, fatti poche centinaia di metri su un costone si scendono alcuni gradini che portano alla spiaggia.

Il posto è splendido non solo di giorno, nelle ore del solleone, ma anche di sera e di notte, quando la luna si affaccia sulle acque immobili. Meriterebbe maggior attenzione da parte di chi ha a cuore il decoro dei luoghi che amministra e sente l'orgoglio di presentare la parte più convincente dell'ospitalità, la pulizia.


La spiaggia non è dotata di alcun servizio accessorio se non, in piena stagione, un casotto che affitta ombrelloni e lettini. La zona è invece densa di strutture di svago e divertimento, a partire dalla discoteca Buddha Beach, prospicente il mare con ingresso dalla rotonda, al ristorante Primo piano, alla gelateria Tropicana, ad alcuni bar e a campi da tennis.

I servizi pubblici sono carenti e vi è una unica linea di autobus che collega Quartu con orari scomodi ( passaggio ogni 50 minuti), il più delle volte non rispettati. Di sera, inoltre, le corse terminano troppo presto per cui è difficile prendere in seria considerazione il servizio comunale durante il periodo vacanziero.

lunedì 7 aprile 2008

Sant'Isidoro


A cinque chilometri dalla costa, in territorio di Quartucciu, il borgo ricco di fertili terre coltivate a frutteti e vigne, è rimasto immutato da quando, dopo gli eventi dell'ultima guerra, alcune famiglie della benestante borghesia locale, ne avevano fatto sede secondaria della loro vita, costruendo intorno alla chiesa dedicata a sant'Isidoro, proprie ville residenziali. La chiesa fu costruita nel 1741 e riedificata nel 1953 con annessione della casa parrocchiale. L'arredamento di cui è dotata venne offerta da quelle stesse famiglie che vi gravitavano intorno.
Il tempo, per questo borgo, sembra non essere mai passato ed essersi invece fermato a quel periodo, con l'unica eccezione per l'asfalto che ha reso meno polverose e più percorribili le strade. Intorno alla picola frazione, tuttavia, vi sono alcune realtà economicamente importanti: un grande e moderno complesso di giochi acquatici, che attrae d'estate migliaia di vacanzieri, un agriturismo, un maneggio. I suoi dintorni, le campagne incorniciate dai monti dei sette fratelli, offrono la possibilità di alcune belle escursioni a piedi, a cavallo o anche con l'auto, fin dove le strade campestri lo consentono.
Per una descrizione più dettagliata delle vicende storiche di Quartucciu, dei monumenti e del suo territorio comprendente anche la frazione di Sant'Isidoro, leggi Lucio Spiga: " Il mio paese".

mercoledì 5 marzo 2008

La Chiesa di San Forzorio


La chiesa si trova in località Santu Frassori, sulla strada che collega Quartu con Sant’Isidoro, fu acquistata dalla famiglia Perra, attuale proprietaria, nel corso dell’800.


Il posto su cui sorge questa chiesetta è desolante. Si tratta della estrema periferia di Quartu, in cui vi sono molti terreni non coltivati, privi quasi del tutto di verde, se non quello cespugliato, nell'attesa che possano diventare aree fabbricabili appettibili, e dove le costruzioni attuali sono per lo più abusive. Tutto intorno il degrado generale rende la località poco piacevole.

La datazione della chiesetta è tra la fine del sec. XIII e l'inizio del XIV. Ha subito nel corso degli anni vari restauri. Lo stile è quello tardo romanico.

La decorazione dell’interno, voltato a botte, riporta una cromia azzurra con stelle dorate. Gli unici arredi presenti sono un altare in muratura e, all’interno di una teca in legno e vetro di foggia novecentesca, il simulacro ligneo di foggia settecentesca di un giovane santo con palma del martirio e libro. (da Wikipedia)
Il documento più antico in cui viene citata la chiesa dedicata a San Forzorio risale alla fine del XVI secolo. L'Arcivescovo Alonzo Delasso segnalava il grave stato di abbandono in cui la chiesa versava. In seguito a questa situazione Mons. Lasso Sedeno diede disposizioni di restaurarla. Il mantenimento dell'edificio fu assicurato nei secoli dai numerosi lasciti dei fedeli in favore della chiesa. Grazie alle molteplici donazioni ed alla pietà popolare, nella metà del XVIII secolo, il complesso venne completamente restaurato e in parte ricostruito.

Il nome “Forzorio” a cui la chiesa è dedicata, risultato assente in tutti i martirologi, è forse derivante dal toponimo della località Santu Frassori, riconducibile al nome Fossorio e quindi all’attività delle confraternite dei fossores, scavatori di catacombe. San Forzorio, non festeggiato da più di cinquant’ anni, fu comunque adottato come Santo protettore dalla categoria degli isposus storraus (i promessi sposi lasciati).

Il degrado progressivo dell'antico complesso portò alla sconsacrazione nei primi del 1900

Nonostante ciò che abbiamo detto sulla poca piacevolezza del luogo, vi è qualche cosa che suscita interesse. Nel 793 i Francesi, sbarcati al Margine Rosso nel tentativo di conquistare Cagliari, nel tragitto verso la città profanarono la chiesa. Posero nel simulacro del santo il berretto frigio e la coccarda tricolore, simbolo della rivoluzione e il nome del santo fu storpiato in San Farsaire ( San Buffone). Non possiamo allora non riandare indietro nel tempo e ripercorrere quelle pagine di storia che culminarono con lo sbarco dei Francesi sulla sabbia del Margine Rosso.

Nel prossimo spot parleremo di questo episodio.




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venerdì 8 febbraio 2008

L'altra faccia del Simbirizzi


Nella foto si vede lo stagno di Simbirizzi, ripreso da una strada sterrata che lo costeggia fino all'altezza del ristorante Pentagono, uno delle poche strutture ricettive che si affacciano sul lago, insieme al ristorante I ginepri. Per accedere a questa strada sterrata bisogna imboccare la ss.125 che parte dalla ss 554 e percorrere poche centinaia di metri per svoltare infine sulla destra, dove vi è come indicazione un semplice e piccolo cartello dell'agriturismo Simbirizzi, raggiungibile subito dopo sulla sinistra. Il percorso, nonostante le cattive condizioni della strada, meriterebbe una visita con eventuale discesa fino alle rive del lago, a curiosare tra la classica vegetazione degli stagni, dove è possibile incontrare anche qualche rara specie di volatile. L'Ente Flumendosa, che gestisce le acque del lago artificiale, non è, tuttavia, molto propenso a permetterlo. Ciò che però allontana decisamente chiunque abbia l'intenzione di provarci è la visione di quello che appare appena imboccata la strada sterrata. Le foto sono eloquenti e dimostrano la poca cultura turistica che in certi casi affiora con brutalità deturpando luoghi che meriterebbero ben altro rispetto. Il Comune di Quartucciu, al quale spetta la competenza territoriale, dovrebbe intervenire ma non lo fa o lo fa male. E' un vero peccato.

domenica 3 febbraio 2008

Chiesetta campestre Nostra Signora del Buoncammino

Ci si arriva con la strada che da Quartu porta a Flumini partendo dall'incrocio semaforico tra Pitz e' Serra e la SS 554 e percorrendo poco meno di un chilometro. Si procede poi per poche centinaia di metri su una strada sterrata e sulla sinistra si imbocca un piccolo viale di oleandri .




































































Nostra Signora del Buocammino, nota con il nome di Santa Maria di Simbirizzi, è stata edificata nel XIV° secolo. La chiesa viene modificata tra il 500 ed il 600 con l'aggiunta del protiro e della porta architravata con mensole decorate con rosoni dal gusto vagamente bizineggiante o protoromanico del tempo. La festa in onore di Santa Maria si celebra il 15 Ottobre.

Le fotografie mostrano in sequenza: la facciata della chiesa - la vista sullo stagno di Simbirizzi - la costruzione sul retro della chiesa - un loggiato che ricorda le cumbessie di chiese maggiori - il degrado intorno - la vista sullo stagno, tra eucaliptus e reti metalliche - una delle tre decorazioni sull'architrave della porta - il vialetto di ingresso.

Purtroppo la chiesa non si può visitare se non in occasione della festa di Ottobre e in qualche altra sporadica e incerta occasione. La rete metallica dell'Ente Flumendosa recinge lo stagno come una proprietà militarizzata rendendolo inaccessibile. Come anche le foto dimostrano il tutto è in uno stato di abbandono. Le macerie derivanti da residui di costruzioni che intorno pullulano, rendono il luogo poco accogliente per non dire peggio.

Sarebbe auspicabile trovare il sistema perchè qualcuno tenga pulito il posto e aperta la chiesa, magari ricevendone in cambio la possibilità di utilizzare la costruzione sul retro come punto vendita di qualche gadget turistico commerciale o altro. Se si ovviassero agli inconvenienti derivanti dall'incuria e dall'abbandono tutti potrebbero veramente apprezzare un sito interessante e piacevole da visitare oltre ad ammirare un panorama suggestivo sul Simbirizzi che si gode da quel punto.

venerdì 1 febbraio 2008

Stagno di Simbirizzi

Tra il Comune di Quartucciu, di Quartu e il territorio di Flumini, in una conca naturale circondata da colline, si trova lo stagno di Simbirizzi. L’ambiente è estremamente degradato dalla presenza di discariche abusive diffuse in tutta l’area. In questo bacino si dovrebbe intervenire con la riqualificazione delle aree depresse sia per migliorare notevolmente la funzionalità del corso d’acqua del rio Foxi, altamente sporco e maleodorante e che in parte scarica sullo stagno, sia al fine di favorire la nidificazione e la presenza in genere di numerose specie di uccelli, che sarebbe notevolmente favorita dalla vicinanza dello stagno di Molentargius (Bellarosa minore – Quartu Sant’Elena) importantissima zona Ramsar.

Foto di luky luke (Flickr)


Riportiamo qui di seguito il resoconto di una escursione in mountain bike organizzata dalla associazione SARDINIA MOUNTAIN BIKE
via Barletta, 35
09045 Quartu S.Elena CA
Fax +39 1782245140
Tel +39 3286115596
info@sardiniamountainbike.com

La base di partenza è uno dei nostri ritrovi abituali delle uscite settimanali (Gas Auto nella vecchia SS125). Dirigendoci in direzione della Stagno di SIMBIRIZZI, dopo (0,2 km) si svolta a destra in Via B.Onnis, e al km 0,7 incrociamo la "strada comunale PARDINIXEDDU. Proseguendo in direzione nord dopo 500 mt appare sotto i nostri occhi lo Stagno di Simbirizzi, oggi trasformato in bacino idrico. La sterrata prosegue sulla destra percorrendo il periplo dell'invaso in senso antiorario. Giunti al km 2,3 sulla destra sono visibili una parte della “linea di capisaldi facenti parte del sistemazione difensiva antisbarco costruiti durante la seconda guerra mondiale. Passando oltre al km 3,5 troviamo la chiesetta campestre dedicata alla "Madonna del Buon Cammino" edificata nel XIV secolo sui ruderi dello scomparso villaggio di Simbilis. Dopo aver percorso 400 mt di una piccola discesa deviamo a sinistra, continuando a percorrere il perimetro dell'invaso fino ad incrociare il viale "Lungolago Simbirizzi" all'altezza del ristorante pizzeria "Il Pentagono" km 4,9. Continuiamo a costeggiare il lago quando al km 6,2 incontriamo i resti della vecchia SS125, svoltiamo a sinistra e dopo averne percorso 200 metri svoltiamo a destra in una sterrata sino a giungere alla SP94 al km 8,2. Al bivio svolteremo a sinistra e dopo aver percorso 150 mt , lasciando a destra l'agriturismo "Simbirizzi" imboccheremo una sterrata che ci porterà alla via "vecchia SS125", siamo al km 9,8. A questo punto appena 600 metri di discesa ci separano dalla nostra base di partenza!!
CAPOSALDO XIV
Sin dai primi progetti di sistemazione difensiva antisbarco, posti in opera nel 1941, la fascia costiera ed il retroterra della zona compresa fra Torre Is Mortorius ed il Margine Rosso della spiaggia di Quartu rivestirono una particolare importanza per i pianificatori del Regio Esercito Italiano. La postazione 48 faceva parte dal caposaldo XIV, sistema difensivo antisbarco.






Chiesa NS. SIGNORA DEL BUONCAMMINO
La chiesa dedicata alla Madonna del Buon Cammino è situata ad est di Quartu in prossimità dello stagno di Simbirizzi ed è stata presumibilmente costruita sui ruderi dello scomparso villaggio di Simbilis, nel XIV secolo. In questa zona sono state individuate alcune tombe a pozzetto che hanno riportato qualche suppellettile funerario risalenti al periodo Eneolitico