flumini nel mondo

venerdì 28 marzo 2008

Torre costiera di Foxi






La torre di Foxi, in buono stato di conservazione, fa parte di quelle spagnole volute nel 500 da Carlo V per preservare l'isola dagli attacchi barbareschi.

Ci si arriva dalla via Cipro che si imbocca nella via Leonardo Da Vinci, di fronte al complesso Bellavista. Arrivati fronte mare bisogna percorrere un sentiero che si inoltra tra la vegetazione selvatica da un lato e il mare dall'altro per circa cinquecento metri.

Il sentiero si presta per una passeggiata nelle giornate serene e assolate e si può notare anche qualche timido tentativo di rendere più piacevole il luogo, come la barca attrezzata ad aiuola,

sabato 22 marzo 2008

Chiostro di San Domenico a Cagliari





Seguendo le orme del pittore Pietro Cavaro, sono andato a ricercare qualche sua traccia nel chiostro di San Domenico a Cagliari. Avevo , infatti, l' indicazione che i dipinti dei santi Paolo e Pietro, facessero parte di un famoso retablo contenuto in una delle cappelle del chiostro, attiguo al convento dei domenicani, quella dei martiri, appunto. Qui speravo di trovare ancora qualche segno di quel retablo in cui i santi erano inseriti. Ma la indicazione era evidentemente errata perchè nel chiostro e nelle sue cappelle, tutte rinfrescate, non esiste alcuna traccia del dipinto. La visita non è stata, tuttavia, priva di interesse data la magnificenza del luogo (in cui la sovrintendenza alle belle arti ha lavorato fino a pochi giorni fa per rimettere in risalto fregi e decorazioni delle volte) anzi, è stata molto utile per la conoscenza di un luogo che, stando alle dichiarazioni del frate priore, che mi ha permesso la visita nonostante i lavori in corso, è a tutto oggi abbastanza trascurato dagli itinerari turistici.



Nel chiostro è possibile assistere periodicamente a concerti e manifestazioni. Bisogna richiedere il programma delle manifestazioni ai frati del convento.

venerdì 21 marzo 2008

A Flumini le pietre sonore di Sciola







Grazie alla intraprendenza di Alberto Figoni, titolare del Golf Club Sa Tanca, http://www.golfsatanca.it/, Flumini può vantare una significativa presenza di opere dell'artista Pinuccio Sciola. Inserite nel verde dei prati destinati alla pratica dello sport e sulle rive di suggestivi laghetti, sono, infatti, esposte alcune fra le sue ultime opere, le pietre sonore.


Da Wikipedia: Pinuccio Sciola (San Sperate, 15 marzo 1942) è uno scultore italiano.
Artista di fama internazionale, è conosciuto per la sua attività nella promozione dei murales(pitture decorative sulle facciate delle costruzioni), per aver reso il suo paese d'origine famoso proprio per questa forma d'arte, e per le pietre sonore.




Dal sito http://www.cosaspreziosas.com/ : Per farsi un'idea di chi è Pinuccio Sciola basta fare un giro per il suo paese, San Sperate, un borgo agricolo a pochi chilometri da Cagliari conosciuto in tutto il mondo come "paese-museo" grazie ad una tradizione ormai quarantennale di muralismo artistico e popolare ma soprattutto grazie a Pinuccio, il suo cittadino più illustre che inventò il concetto stesso di "paese-museo" ormai quarantun anni fa.
Le sculture sparpagliate per il paese, il parco-atelier e la casa-laboratorio di Pinuccio, sempre aperta ai visitatori, fanno di San Sperate uno dei luoghi dell'anima della Sardegna di oggi: e fra le opere di Sciola, artista dalla carriera lunga ed eclettica (vedi la sua biografia su Wikipedia) le Pietre Sonore sono quelle che più catturano l'immaginazione, e l'ammirazione.

giovedì 20 marzo 2008

Sulle orme di Pietro Cavaro - Pinacoteca di Cagliari

Superata porta Cristina, sulla quale domina la torre di San Pancrazio, ci troviamo subito al centro di una specie di atrio gigantesco in cui da un lato vi è l'ingresso della Cittadella dei musei e dall'altra l'ingresso del Castello di Cagliari, mentre di fronte, tra le rocce che fanno da grandioso argine, si scende, attraverso il terrapieno, alla Cagliari moderna. Oltrepassata la porta si respira subito aria di storia, di passato, di antiche vicende. L'imponenza dei luoghi è tale da suscitare silenzio e rispetto.






Nella foto a destra l'ingresso monumentale della cittadella dei musei, al cui interno si accede, attraverso scalinate e percorsi movimentati, alla pinacoteca in cui vi sono alcuni dei dipinti oggetto della nostra visita.






Nella fantastica scenografia naturale della cittadella, tra sentieri, scalinate e finestre che si affacciano su tutto il campidano, si arriva alla pinacoteca. Nella galleria di fronte all'ingresso si trova l'esposizione dei dipinti di Pietro Cavaro. Si contano quattro dipinti più uno attribuito a Pietro solo in parte. Le opere esposte sono quelle indicate di seguito. Le informazioni sono attinte direttamente dalle didascalie della pinacoteca. Questa è aperta tutti i giorni da martedì a Domenica dalle ore 9,00 alle 20,00 con esclusione del lunedì. Per maggiore conoscenza si rimanda al sito http://www.pinacoteca.cagliari.beniculturali.it/

Questa deposizione (nota anche come Pietà di Tangeri) faceva parte del retablo di Nostra Signora dei Sette Dolori, conservata nella chiesa di S. Rosalia a Cagliari dove, a tutt'oggi, si trova la tavola centrale raffigurante la Madonna Addolorata.
In primissimo piano si osserva il Cristo morto sorretto alle spalle dal San Giovanni, attorniato dalla Madonna -china sul volto del Figlio- e dalle Marie.
In secondo piano due uomini che reggono un lenzuolo si allontanano, dopo aver evidentemente trasportato il corpo di Gesù verso i suoi cari.
Sullo sfondo il Monte Calvario con le tre croci e ancor di più in lontananza, un paesaggio naturale con castello





San Paolo e San Pietro. Facevano parte di un unico grande retablo collocato nel Chiostro di S. Domenico a Cagliari






Sant'Agostino. La tavola faceva parte di un importante e grandioso polittico destinato a ricordare il santo vescovo nel luogo della sua sepoltura.









L'incompiuta pala di S. Agostino proviene dal chiostro di S. Francesco di Stampace a Cagliari, che oggi non esiste più.
Nello scomparto maggiore il Santo Vescovo è rappresentato in preghiera tra il Crocefisso e la Madonna col Bambino.






sabato 8 marzo 2008

1793 - I francesi sbarcano a Quartu

Immaginiamo Cagliari negli ultimi dieci anni del 1700. La nobiltà isolana si affolla attorno al vicerè e agli organi preposti all’amministrazione della Sardegna. Arroccati nel Castello, si contendono privilegi e benefici tessendo tele che arrechino sostanziali tornaconti ai propri casati. Intanto si vocifera che Vittorio Amedeo III, confermando il suo disinteresse per la Sardegna, ha offerto l'Isola all'Austria di Giuseppe II in cambio di adeguati compensi in Lombardia.
Tra questo marasma di atti, informazioni e prospettive diverse, arriva la notizia che la Francia intende occupare militarmente l'Isola.
Siamo negli ultimi dieci anni del 1700 ed effettivamente la Francia vuole occupare l’isola e farne una base per il rafforzamento del suo sistema strategico e per la difesa dei suoi interessi commerciali nel Mediterraneo, e diffondervi i principi rivoluzionari di libertà e di uguaglianza fra i Sardi, da secoli soggetti al dispotismo, e l’abolizione dei privilegi ecclesiastici e feudali.
Ma il popolo, come sempre, è tenuto nell’ignoranza e non sa nulla dei propositi della Francia. Si può allora capire lo sgomento, la meraviglia, la paura che attanaglia il cuore dei cagliaritani, quando, svegliatisi il mattino del 21 dicembre 1792, scorgono al largo del golfo di Cagliari, tante navi da guerra quante mai si erano viste.
Il Consiglio Provvisorio Esecutivo Francese aveva, infatti, affidato il comando della spedizione in terra sarda congiuntamente al contrammiraglio Truguet, comandante della flotta del Mediterraneo e al generale Anselme, i quali si apprestavano a sbarcare in Sardegna con le buone o con le cattive. In quel giorno il vento soffia fortissimo ed il mare ribolle. I Cagliaritani incuranti del tempo osservano incuriositi i movimenti di quelle navi di cui non conoscono gli obbiettivi e fanno mille ipotesi e supposizioni fino a quando vedono le navi alzare le vele e allontanarsi, in mezzo ai flutti violenti del mare, verso altri lidi fino a scomparire del tutto.
Allora tirano un sospiro di sollievo che però dura poco. I francesi si sono ritirati ma solo a causa del maltempo. La notizia diventa pubblica e l’allarme scatta: l’invasione nemica è prossima. Abituati da sempre ad obbedire agli ordini, si preoccupano di allestire le fortificazioni così come viene loro chiesto. Lo fanno, però, male, con molta lentezza e confusione e anche con una certa rabbia. Tra l’altro corre voce che le artiglierie leggere montate sui carri non possono essere dislocate nelle postazioni perché non si trovano i cavalli necessari per il trasporto. Il motivo di questa penuria di cavalli infervora gli animi dei popolani: la ferratura dei cavalli è riservata in esclusiva ad un unico artigiano piemontese. Tutti i fabbri sardi sono esclusi da questa mansione. Alla popolazione impaurita e confusa non resta che portare in solenne processione per le vie della Città, il simulacro di S.Efisio, protettore di Cagliari.
Passano una decina di giorni e incominciano a giungere notizie sempre più allarmanti: agli ordini del contrammiraglio La Touche-Tréville i francesi sono sbarcati in Carloforte e si apprestano ad occupare S.Antioco, da dove possono giungere a Cagliari in meno di due giorni di marcia. Le notizie sono confuse. C’è chi parla di accoglimento dei francesi con simpatia da parte dei carlofortini, sarebbe stato innalzato "l’albero della libertà" e un tale Filippo Buonarroti avrebbe infiammato gli animi con discorsi di libertà, uguaglianza e giustizia. Altri parlano di scontri sanguinosi. L’attesa, diventata spasmodica, dura poco.
Il 23 gennaio La flotta francese getta le ancore nella rada di Cagliari con uno spiegamento di forze veramente poderoso. Il comandante Truguet, prima di procedere all'attacco, intima la resa mandando avanti una scialuppa parlamentare, che porta a bordo, oltre che un certo numero di soldati armati, anche Filippo Buonarroti, che contava di diffondere anche quì un proclama inneggiante alla libertà e all'uguaglianza, così come aveva fatto a Carloforte. Ma un gruppo di miliziani appostati nel molo, con una nutrita scarica di moschetteria costringe i parlamentari a riprendere precipitosamente il largo.
L’intenzione dei francesi, però, non muta e il 27 gennaio inizia il primo bombardamento navale di Cagliari.
Il piano di difesa predisposto dal vicerè e dallo stamento militare dell’isola è predisposto nella considerazione che due soli sono i luoghi dove l'attacco francese può essere tentato con qualche probabilità di riuscita: la piana detta di Gliuc, all'altezza del Lazzaretto, ed il tratto del litorale di Quartu la “ Torre degli Spagnoli ” presso il ruscello di Foxi. Il campo di Gliuc è presidiato da Gerolamo Pitzolo, con un migliaio di miliziani, mentre lungo il litorale di Quartu sono dislocati i dragoni del barone St.Amour con alcune compagnie di miliziani di fanteria ed a cavallo.

Il 14 febbraio è il giorno cruciale. Dopo due settimane d’attesa del momento più propizio e delle condizioni ottimali del mare, le navi da guerra si schierarono davanti a Quartu e sottopongono a un fuoco infernale le posizioni tenute dal barone St.Amour il quale non solo non fa nulla per impedire lo sbarco, ma retrocede lasciando libere le truppe francesi di sbarcare senza alcun ostacolo. Circa 4.000 uomini si riversano sulla terraferma e incominciano ad avanzare verso Cagliari inoltrandosi nelle campagne di Quartu. Si comportano come le truppe d’occupazione di tutto il mondo in questi frangenti bellici, depredando e razziando ogni cosa di valore che trovano lungo il loro cammino. In questo frangente è facile immaginare lo scempio commesso alla chiesetta di San Forzorio dal gruppo che per primo se ne impadronisce. È trasformata in bivacco e le sue sacre testimonianze dileggiate e offese.





L’avanzata verso Cagliari continua. Intanto a Gliuc, nonostante un furioso bombardamento dal mare, Pitzolo tiene ferme le sue milizie sulle posizioni stabilite e impedisce che i reparti francesi tocchino terra. Ma la città subisce un ennesimo intensissimo bombardamento e solo in quel giorno cadono non meno di 12.000 bombe.
L'avanzata francese da Quartu verso Cagliari prosegue tutto il giorno, contrastata da sporadici attacchi dei miliziani sardi e s’interrompe solo con il calar delle tenebre, quando le brigate si accampano presso le saline per passare la notte, attenti a possibili sorprese.

A Cagliari la situazione è frenetica. Le notizie che giungono in città dal campo di Quartu sono disastrose e nel Consiglio di guerra convocato immediatamente il giorno 15, il Vicerè e qualche elemento meditano una resa incondizionata. Dopo accese discussioni è impartito l'ordine ai comandanti Pitzolo e St.Amour di contrattaccare, ma nel frattempo, e durante l’assenza dei loro comandanti, le truppe di fanteria e di cavalleria sono prese d'infilata dal fuoco radente delle navi nemiche, sbandano ulteriormente, e non è possibile eseguire il contrattacco.
Il comandante Pitzolo rincuora animosamente le sue truppe e predispone l'attacco frontale per il giorno successivo, facendo nel frattempo appiattare in agguato i suoi uomini nei vicini vigneti e andando egli stesso in ricognizione notturna.
Ma nel cuore della notte succede qualche cosa che gli storici non riescono a spiegare esaurientemente. Forse per l'allarme dato dalla vicinanza delle pattuglie sarde, forse per l'imprudenza di qualche sentinella francese (lo storico Manno riferisce che si trattò dell'abbaiare di un cane), all'improvviso echeggia un colpo di fucile; altri colpi fanno immediatamente seguito ed in breve la fucileria diviene generale. I reparti francesi, credendo di essere attaccati e non conoscendo la dislocazione dei vicini, si scambiano nell'oscurità micidiali scariche.
Le truppe sarde non si rendono conto di quanto succede e non passano al contrattacco. Non si muovono neppure quando i Francesi, abbandonate armi e bagagli, si riversano sulla spiaggia e chiedono di essere reimbarcati. Ma le condizioni del mare sono improvvisamente diventate proibitive, sicché per quattro giorni oltre 4.000 soldati rimangono sul litorale, esposti all'inclemenza del tempo, senza protezione e senza rifornimenti, in preda al terrore e circondati dai nemici.
Cessato il maltempo, il 20 febbraio tutto il corpo di sbarco può essere ricondotto a bordo. Qualche giorno dopo la flotta, assai malconcia per le avarie, lascia le acque di Cagliari.






Quì a sinistra: una pagina tratta dalla storia a fumetti della Sardegna "Sardinia Story", di Cesare Casula, con illustrazioni di Ruggero Soru. Edizioni Unione sarda, pagg. 330, fuori commercio

mercoledì 5 marzo 2008

La Chiesa di San Forzorio


La chiesa si trova in località Santu Frassori, sulla strada che collega Quartu con Sant’Isidoro, fu acquistata dalla famiglia Perra, attuale proprietaria, nel corso dell’800.


Il posto su cui sorge questa chiesetta è desolante. Si tratta della estrema periferia di Quartu, in cui vi sono molti terreni non coltivati, privi quasi del tutto di verde, se non quello cespugliato, nell'attesa che possano diventare aree fabbricabili appettibili, e dove le costruzioni attuali sono per lo più abusive. Tutto intorno il degrado generale rende la località poco piacevole.

La datazione della chiesetta è tra la fine del sec. XIII e l'inizio del XIV. Ha subito nel corso degli anni vari restauri. Lo stile è quello tardo romanico.

La decorazione dell’interno, voltato a botte, riporta una cromia azzurra con stelle dorate. Gli unici arredi presenti sono un altare in muratura e, all’interno di una teca in legno e vetro di foggia novecentesca, il simulacro ligneo di foggia settecentesca di un giovane santo con palma del martirio e libro. (da Wikipedia)
Il documento più antico in cui viene citata la chiesa dedicata a San Forzorio risale alla fine del XVI secolo. L'Arcivescovo Alonzo Delasso segnalava il grave stato di abbandono in cui la chiesa versava. In seguito a questa situazione Mons. Lasso Sedeno diede disposizioni di restaurarla. Il mantenimento dell'edificio fu assicurato nei secoli dai numerosi lasciti dei fedeli in favore della chiesa. Grazie alle molteplici donazioni ed alla pietà popolare, nella metà del XVIII secolo, il complesso venne completamente restaurato e in parte ricostruito.

Il nome “Forzorio” a cui la chiesa è dedicata, risultato assente in tutti i martirologi, è forse derivante dal toponimo della località Santu Frassori, riconducibile al nome Fossorio e quindi all’attività delle confraternite dei fossores, scavatori di catacombe. San Forzorio, non festeggiato da più di cinquant’ anni, fu comunque adottato come Santo protettore dalla categoria degli isposus storraus (i promessi sposi lasciati).

Il degrado progressivo dell'antico complesso portò alla sconsacrazione nei primi del 1900

Nonostante ciò che abbiamo detto sulla poca piacevolezza del luogo, vi è qualche cosa che suscita interesse. Nel 793 i Francesi, sbarcati al Margine Rosso nel tentativo di conquistare Cagliari, nel tragitto verso la città profanarono la chiesa. Posero nel simulacro del santo il berretto frigio e la coccarda tricolore, simbolo della rivoluzione e il nome del santo fu storpiato in San Farsaire ( San Buffone). Non possiamo allora non riandare indietro nel tempo e ripercorrere quelle pagine di storia che culminarono con lo sbarco dei Francesi sulla sabbia del Margine Rosso.

Nel prossimo spot parleremo di questo episodio.




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lunedì 3 marzo 2008

A Flumini le ceramiche di Aldo Lugas







Aldo Lugas è nato a Mogoro nel 1943 ed ha scelto di vivere a Flumini, dove ha spostato anche il suo laboratorio Il Coccio, al n. 16 di via Baronie.







Aldo Lugas è un autodidatta ed ha trasformato quella che era una sua passione, in un lavoro a tutto campo. Lugas è ceramista completo nel senso che produce partendo dall'impasto fino al prodotto finito, e non come fanno alcuni, ci tiene a segnalarlo orgogliosamente, che si limitano a decorare il semilavorato comprato altrove. Le sue ceramiche sono caratterizzate, infatti, da una lavorazione che prevede tre cotture: la prima per formare il prodotto grezzo, la seconda per fermare i colori e vetrificare la ceramica e la terza per la cottura dell'oro utilizzato per le decorazioni.



Ogni pezzo è assolutamente originale, disegnato rigorosamente a mano e firmato a garanzia della sua autenticità.









Nel laboratorio, anche gli attrezzi per il lavoro sono costruiti personalmente.


Le ceramiche di Aldo Lugas sono presenti nei negozi di ceramiche in tutta la Sardegna, suo principale mercato.



AGGIORNAMENTO DEL 7 G3NNAIO 2014 : A RICHIESTA DELL'INTERESSATO SI COMUNICA CHE LO STESSO HA CESSATO OGNI ATTIVITA' ARTIGIANALE